INADEGUATEZZA ESPLICATIVA DI UN PARADIGMA SOCIOLOGICO CON RIFERIMENTO AL CONTESTO CAPENATE

Nel presente post, con riferimento a situazioni concrete, ci proponiamo di dimostrare che il “familismo amorale” non è adeguato a spiegare la realtà capenate e che aderente al vero e produttivo si appalesa, invece, l’approccio che fa riferimento alle classi dirigenti e alla loro responsabilità, senza “spalmarla” sull’intera popolazione (o solo sugl’indigeni?) tramite l’evocazione della predetta teoria sociologica.
Al tempo dell’amministrazione comunale di centrosinistra con Roberto Barbetti Sindaco (quadriennio 1995-1999) fu avviata un’azione di recupero dell’evasione dei tributi comunali e, all’uopo, fu dato, se non andiamo errati già nel 1996, incarico ad una società, i cui incaricati ebbero accesso ai fabbricati sul territorio, misurando l’estensione degli ambienti interni (relativamente pochi furono coloro che si rifiutarono di far entrare gl’incaricati della società in questione). Fu quindi svolta un’incisiva azione di contrasto all’evasione fiscale relativa a tributi come l’ICI e la cosiddetta “tassa sull’immondizia”, oggi TARI, e fu acquisita un’informazione almeno tendenzialmente completa sugli edifici che allora sorgevano sul territorio.
Domanda: posto che l’evasione fiscale è comunque fenomeno che nell’una o nell’altra forma esiste dappertutto, l’eventuale diffondersi dell’evasione dei tributi comunali a Capena è il frutto di “familismo amorale” o non è piuttosto da leggersi in relazione alle scelte concrete compiute dalle amministrazioni locali e quindi alle politiche (attive od omissive) nel corso del tempo poste in essere dalle “classi dirigenti” del posto? Ed è giusto “spalmare” su una collettività indistinta, facendo riferimento ad una generica mentalità prodotta da meccanismi sociologici, ciò che può ben più puntualmente imputarsi a gruppi ben più ristretti di persone, e cioè a coloro che sono investiti di responsabilità politico-amministrative a livello locale?
Altro caso.
Al tempo dell’amministrazione comunale di centrosinistra con Roberto Barbetti Sindaco (quadriennio 1995-1999) fu adottato nel 1997 un piano regolatore generale, che fu approvato dalla Regione Lazio nel 2001; questo nuovo strumento urbanistico generale per il territorio di Capena conteneva anche previsioni relative a spazi destinati a verde pubblico e a servizi pubblici. Mentre le previsioni relative alle zone edificabili hanno trovato rapida attuazione, sembrerebbe che ben minore fortuna abbiano invece incontrato quelle relative agli spazi pubblici. Va naturalmente ricordato che l’attuazione del p.r.g. approvato nel 2001 non è stata gestita dall’amministrazione di centrosinistra che varò lo strumento urbanistico in questione, ma da amministrazioni di diverso colore politico.
Domanda: la lamentata carenza di spazi pubblici nel territorio capenate è il frutto di “familismo amorale” o è il risultato di scelte compiute nel corso del tempo da persone investite di responsabilità politico-amministrativa a livello locale ed è quindi riconducibile ad una responsabilità che si situa essenzialmente a livello di “classi dirigenti” e quindi di specifici gruppi di persone? E’ giusto, con il ricorso alla nozione di una mentalità diffusa prodotta da meccanismi sociologici, oscurare o far passare in secondo piano le ben più chiaramente percepibili responsabilità di ben individuabili gruppi di persone e il ruolo primario da esse svolto?
Altro caso.
Si lamenta un asserito tendenziale disinteresse o non sufficiente interesse per la gestione della cosa pubblica locale. Premesso che questa affermazione non appare supportata da alcuna (seria) rilevazione statistica e che, anzi, il fiorire di liste alle ultime elezioni comunali parrebbe attestare al contrario un diffuso interesse per le problematiche attinenti alla gestione della cosa pubblica, e premesso altresì che non solo a Capena, ma in innumerevoli altri posti nel mondo i cittadini in un modo o nell’altro “politicamente attivi” sono comunque una minoranza e talora una netta minoranza, è opportuno ricordare che nel programma della lista civica di centrosinistra per le elezioni comunali del 2004 vi erano specifiche previsioni relative all’attuazione del principio di trasparenza nell’amministrazione locale, anche oltre quelli che allora erano gli obblighi di legge – ciò anche al fine di stimolare la partecipazione del cittadino, che non può non presupporre la conoscenza dell’attività amministrativa locale come primo passo per un suo coinvolgimento. Non vi erano, invece, per quanto sia dato ricordare, previsioni simili nel programma dell’altra lista, che poi vinse quelle elezioni, sicchè passi avanti sul piano della trasparenza si ebbero solo anni e anni dopo, quando divennero obbligatori in attuazione di una normativa statale valevole su tutto il territorio nazionale.
Domanda: il lamentato insufficiente interesse per la gestione della cosa pubblica locale è il frutto di “familismo amorale” ovvero, nella misura in cui non sia un fenomeno fisiologico, dal momento che i menefreghisti per la gestione della cosa pubblica (almeno finché e nella misura in cui non sono toccate in qualche modo le loro tasche) esistono dappertutto, è il frutto di scelte compiute dalle amministrazioni locali ed è quindi riconducibile alla responsabilità delle “classi dirigenti” e quindi di ben specifici gruppi di persone?
Altro caso ancora.
L’eventuale ricorso a metodi clientelari per l’acquisizione del consenso in sede elettorale è il frutto di una generica mentalità localmente diffusa prodotta da meccanismi sociologici, operanti ovviamente anche altrove, o non è piuttosto responsabilità di chi di quei metodi decide di avvalersi per prevalere sugli avversari politici, e quindi responsabilità delle “classi dirigenti” che del consenso ottenuto in quel modo beneficiano?
Se si adotta il punto di vista per cui determinati fenomeni sono da imputarsi alla responsabilità di determinati e specifici gruppi di persone, e non ad un “ethos” collettivo proprio di tutta una popolazione, se una serie di fenomeni sono il frutto non di “familismo amorale”, ma di concrete scelte operate nel corso del tempo dalle classi dirigenti locali (meglio: da una parte delle classi dirigenti locali), e quindi da gruppi ben specifici di persone, e se al potere, in ipotesi, dovessero attualmente trovarsi gli eredi o i rappresentanti attuali di quelle classi dirigenti che hanno operato le scelte cui è storicamente riconducibile l’insorgere di alcuni fenomeni non positivi, chi sta all’opposizione deve ritenere preferibile svolgere un’azione di rigorosa opposizione dalla quale non deflettere e non ritenere ammissibile, tra le scelte effettuabili, anche l’alleanza di governo con gli eredi o i rappresentanti attuali di quella parte delle classi dirigenti locali alle scelte della quale è riconducibile l’insorgere di fenomeni non positivi.

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