IL TRAMONTO DELLA DEMOCRAZIA E LE MISTIFICAZIONI DEL RENZISMO

Naturalmente, c’è sempre chi obietta che talune rappresentazioni sono eccessive o fuori della realtà, ma, sul “trend” della democrazia in Italia, che potrebbe essere il caso particolare di una tendenza più ampia in atto nell’Occidente cosiddetto liberaldemocratico, deve anzitutto osservarsi che si tratta, appunto, di un “trend”, cioè di una linea di tendenza, e che le conquiste di alcuni decenni, raggiunte, consolidate e ampliate a partire dalla sconfitta del fascismo, non possono essere obliterate tutto d’un tratto: è piuttosto in atto una loro progressiva, sicura e finora non arrestata né rallentata erosione.
La nuova legge elettorale in gestazione, il cosiddetto “Italicum”, è un aspetto di questo svuotamento della democrazia in atto. Tra i peggiori aspetti di questo sistema vi è la trasformazione di quella che può uscire dal primo turno come una netta minoranza sul complesso dei votanti in forza politica dominante grazie al premio di lista su scala nazionale assegnato con il secondo turno: nella stessa minoranza del PD si preferisce, nelle critiche all'”Italicum”, porre l’accento su altri aspetti, come i capilista bloccati, senza sottolineare abbastanza la deformazione del consenso che discende da un secondo turno nel quale, su scala nazionale, la scelta viene ristretta a due minestre, con, per di più, un premio da assegnarsi ad una singola lista, e non alla coalizione.
E’ stato notato che questo meccanismo non ha eguali nei sistemi elettorali di altri stati europei: non si può giustificare la scelta neanche con l’appello provinciale alla bontà di sistemi altrui.
La compressione della rappresentatività nell'”Italicum”, grazie al premio o superpremio assegnato ad una singola lista con il secondo turno, viene esaltata e resa ancora più pericolosa dal monocameralismo e dal carattere non elettivo (o elettivo di secondo grado) del nuovo Senato come disegnato dalla riforma costituzionale.
A tutto ciò fanno da contorno le apologie mistificatrici della corte renziana: tutto un campionario di paralogismi e di insensatezze. Così il sottolineare l’esigenza che sia assicurata la governabilità (bisogna poter sapere chi governerà già la sera stessa delle elezioni, si dice), trascurando che la governabilità non è valore che possa essere considerato a se stante, ma deve essere contemperato con quello, altrettanto importante, della rappresentatività (la governabilità si assicura anche con un premio di maggioranza del 100%), e che per decenni l’Italia è andata avanti e ha conosciuto anche un certo progresso pur se la sera delle elezioni ancora non era deciso chi dovesse governare; così il dire che è ora di portare a compimento la riforma elettorale dopo tanti anni in cui ciò non è riuscito, trascurando di rilevare che il problema dell’Italia, in questo settore, non è dato dal ritardo nella riforma elettorale, ma dal fatto che ne sono state troppe di queste riforme (in una dozzina di anni si è passato dal proporzionale della Prima Repubblica al “Mattarellum” al “Porcellum”) e in particolare dall’introduzione di un sistema elettorale, il cosiddetto “Porcellum”, che la Corte Costituzionale ha giudicato illegittimo – caso più unico che raro nel panorama mondiale; così l’argomento “procedurale” per il quale l'”Italicum” è stato già cambiato nel corso del suo iter parlamentare, come se questo potesse di per sé cambiare il giudizio sul risultato finale quale adesso si configura.
A queste brevi notazioni si aggiunga che essenziale per l’avvio dell’iter dell’Italicum è stata l’intesa raggiunta tra Renzi e il duo Berlusconi-Verdini, cioè tra Renzi e due uomini alle prese con gravi guai giudiziari, senza contare il fardello di giganteschi interessi privati da tutelare che grava sul primo dei due interlocutori (è quantomai spregiudicato mettersi d’accordo, in materie così importanti per la collettività, con persone verosimilmente condizionate da loro esigenze e situazioni “private”); e, ancora, si aggiunga che altra anomalia è data dal ruolo preminente assunto dal Governo tanto per quanto riguarda la riforma costituzionale, quanto per ciò che concerne la riforma elettorale, nell’una e nell’altra essendo naturale e preferibile che reale protagonista (e non mero esecutore di ordini superiori con il ricatto del voto di fiducia) sia il Parlamento, trattandosi di ridefinire le regole del gioco – Parlamento peraltro di fatto, anche se non di diritto, delegittimato dalla sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del “Porcellum”.
La necessità d’implementare politiche impopolari e tali da suscitare reazioni di rigetto in ampie masse è la reale motivazione che soggiace all’ascesa del valore della cosiddetta “governabilità” a scapito della “rappresentatività” del sistema elettorale: una forza politica guidata dal possessore di un brillante scilinguagnolo potrà, grazie a un sistema come l'”Italicum”, aspirare ad una comoda maggioranza, grazie al voto di quelle fasce di società ancora non “morse” dalla crisi e alla espulsione di larga parte del malcontento sociale dalla sfera della rilevanza politica attraverso l’astensione.

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