CAPENA: IL CONSIGLIERE COMUNALE MASSIMO BIONDI LASCIA IL PARTITO “LA DESTRA”

Con un comunicato stampa datato 28 ottobre 2012 e pubblicato sulla homepage del sito http://www.ladestracapena.it il Consigliere Comunale Geom. Massimo Biondi, con una decisione che gli fa onore, ha annunciato, ribadendo quanto già da lui rappresentato nel corso del Consiglio Comunale straordinario svoltosi il giorno prima, che lascia il partito “La Destra” e che continuerà il suo impegno per il territorio senza bandiere di partito. Resta il rammarico di non averlo sinora visto in posizioni di maggiore responsabilità, che, a nostro avviso, avrebbe meritato e meriterebbe di ricoprire.
Le ragioni di tale scelta sono spiegate da Biondi con riferimento alle note vicende che hanno interessato la Regione Lazio e hanno alfine portato alle dimissioni del Presidente della Giunta Regionale Renata Polverini. Da tali vicende è emerso che nel corso della legislatura iniziata nel 2010, con le elezioni che videro la sindacalista UGL prevalere sulla candidata del centrosinistra Emma Bonino, si era verificato uno stratosferico aumento dei fondi a disposizione dei gruppi consiliari – “dinamica” alla quale nessuno, tranne i due Consiglieri Regionali dei Radicali, si era opposto, e che è scivolata nel grottesco e ha avuto conseguenze penali con gli eccessi sardanapaleschi di Franco Fiorito, Consigliere Regionale PDL, di provenienza aennina, già Sindaco di Anagni.
Mette conto ricordare che, nella tempesta seguita all’emergere di tali eccessi, che costituiscono un sonoro schiaffone assestato sulle guance di tutti quelli che hanno difficoltà a tirare avanti con il reddito di cui dispongono, sono rimasti solidali con la Presidente anzitutto “La Destra” e l’UDC, mentre tra la Governatrice e il PDL è calato il gelo, avendo la Polverini preteso le dimissioni non solo di Fiorito, ma anche del suo nemico interno Battistoni, e avendo la stessa, in un discorso tenuto in Consiglio Regionale, rivolto apprezzamenti dispregiativi all’indirizzo di non nominati, ma chiaramente identificabili uomini politici pidiellini, Tajani in primis.
E’ evidente per chiunque abbia occhi per vedere che la posizione della Polverini è indifendibile, in forza di quel principio di responsabilità politica, per la quale il politico, tanto più se occupa posizioni di vertice, non può mai scusarsi o giustificarsi o assolversi dicendo “non me ne sono accorto” o “non ne sapevo nulla”, dal momento che il politico è responsabile non solo per dolo, ovvero per una consapevole compartecipazione, ma anche per colpa, e in particolare per culpa in vigilando, indipendentemente e a prescindere dai criteri giuridici di ripartizione delle competenze. Del resto, diversi e informati articoli, ad esempio sul quotidiano “la Repubblica”, hanno documentato l’estrema improbabilità che la Polverini non si fosse accorta di nulla, dal momento che alcuni dei passaggi formali relativi alle procedure che hanno portato a gonfiare all’inverosimile i contributi ai gruppi consiliari sono avvenuti sotto gli occhi di suoi fedelissimi assurti per nomina politica a posizioni di vertice nell’amministrazione regionale.
Non era certo da un elemento come la Polverini, proveniente da una piuttosto trucida burocrazia sindacale, che ci si poteva attendere un rinnovamento nei vezzi e nei vizi della classe politica; significative sono le vicende, rivelate a suo tempo dal “Fatto Quotidiano”, relative ai pregressi rapporti della sindacalista con il di lei collega all’UGL Cetica, divenuto Assessore al Bilancio nella Giunta presieduta dalla Polverini (vedasi l’articolo di Marco Lillo ripreso in http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/re-nata-con-la-camicia-quando-cetica-divenne-segretario-dellugl-la-prima-cosa-che-44277.htm).
Inconsapevolmente umoristici sono i manifesti con i quali la Polverini, dopo aver dichiarato di dimettersi, tappezzò Roma accreditandosi il merito di mandare a casa quella “gente”, che non ha ancora mandato a casa, non avendo ancora fissato la data delle prossime elezioni del Consiglio Regionale: “gente” che faceva innanzitutto e per di più parte della maggioranza che la sosteneva. In due anni e mezzo non aveva “sgamato” nulla circa quella “gente”?
L’ovvia verità è che la crisi non è scaturita da una dinamica “autoriformatrice” della politica (campa cavallo), ma, more solito, dall’azione combinata di magistratura e informazione, che hanno portato alla luce il verminaio.
Il PD faceva il pesce in barile: aveva ovviamente polemizzato con la scandalosa decisione di assegnare vitalizi anche agli Assessori esterni, mentre si aumentava il bollo auto (!), ma, laddove c’era da bagnare il becco per tutti, è stato zitto e mosca.
Grillo pensaci tu…

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