CAPENA: CHI ROTTAMA CHI

Grazie allo stilnovista piddino Matteo Renzi è stata lanciata nell’agone della chiacchiera politica la metafora della “rottamazione”, per esprimere la tendenza ad un rinnovamento della classe dirigente di un partito, con la giubilazione dei suoi eterni.
In verità, la metafora della “rottamazione” ha una sua “neutralità”, nel senso che essa evoca sì un’esclusione, un mettere fuori, o anche un sostituire, ma non indica di per sé anche la direzione nella quale questa operazione si compie.
Così, la rottamazione in salsa gerontocratica capenate vede nel principale partito del centrosinistra locale un "golpe" perfettamente legale e legittimo degli ultracinquantenni, che cambiano la linea politica (quantomeno sotto il profilo delle alleanze o, se si preferisce, degli "accostamenti") incontrando un diffuso dissenso tra gli juniores – dissenso che non trova tuttavia alcuna espressione seria, a parte gli sfoghi su Facebook, e alfine si traduce, in buona sostanza, nell’autoesclusione dei dissidenti, tristemente (auto)rottamati.

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