CAPENA: UN MANIFESTO DEL CIRCOLO LOCALE DI SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ (SEL) SULLA PUBBLICAZIONE DEI DATI CONCERNENTI L’ANALISI DELL’ACQUA DI RUBINETTO

Con un manifesto affisso nella seconda metà del corrente mese di luglio negli spazi istituzionalmente deputati, il circolo capenate di SEL (Sinistra Ecologia Libertà) ha chiesto all’Amministrazione Comunale di rendere pubblici, tramite il sito Internet del Comune, i dati relativi ai controlli effettuati in merito all’idoneità ad uso umano dell’acqua che arriva nelle case dei residenti; il manifesto riprende quanto già richiesto dal predetto circolo con una lettera datata 15 giugno 2012, indirizzata al Sindaco e per conoscenza al Consiglio Comunale e pubblicata sul sito Internet del circolo SEL di Capena.
Nella lettera viene richiamata la normativa in materia di “informazione ambientale” e, in particolare, il principio dell’accessibilità indiscriminata, cioè a semplice richiesta, dell’informazione ambientale, il cui ottenimento, diversamente dal diritto di accesso disciplinato dall’art. 22 della legge n. 241 del 1990, non è condizionato alla sussistenza, in capo al richiedente, di “un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso” [art. 22, 1° comma, lettera b), della legge n. 241 del 1990]; tale principio è stabilito nell’art. 3, rubricato “Accesso all’informazione ambientale su richiesta“, del decreto legislativo n. 195 del 2005, emanato in attuazione della direttiva 2003/4/CE sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale. L’art. 2, 1° comma, lettera a), del d. lgs. n. 195 del 2005 definisce la nozione di “informazione ambientale”, qualificandola come segue:
a) «informazione ambientale»: qualsiasi informazione disponibile
in forma scritta, visiva, sonora, elettronica od in qualunque altra
forma materiale concernente:
1) lo stato degli elementi dell’ambiente, quali l’aria,
l’atmosfera, l’acqua, il suolo, il territorio, i siti naturali,
compresi gli igrotopi, le zone costiere e marine, la diversita’
biologica ed i suoi elementi costitutivi, compresi gli organismi
geneticamente modificati, e, inoltre, le interazioni tra questi
elementi;
2) fattori quali le sostanze, l’energia, il rumore, le
radiazioni od i rifiuti, anche quelli radioattivi, le emissioni, gli
scarichi ed altri rilasci nell’ambiente, che incidono o possono
incidere sugli elementi dell’ambiente, individuati al numero 1);
3) le misure, anche amministrative, quali le politiche, le
disposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordi
ambientali e ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonche’
le attivita’ che incidono o possono incidere sugli elementi e sui
fattori dell’ambiente di cui ai numeri 1) e 2), e le misure o le
attivita’ finalizzate a proteggere i suddetti elementi;
4) le relazioni sull’attuazione della legislazione ambientale;
5) le analisi costi-benefici ed altre analisi ed ipotesi
economiche, usate nell’ambito delle misure e delle attivita’ di cui
al numero 3);
6) lo stato della salute e della sicurezza umana, compresa la
contaminazione della catena alimentare, le condizioni della vita
umana, il paesaggio, i siti e gli edifici d’interesse culturale, per
quanto influenzabili dallo stato degli elementi dell’ambiente di cui
al punto 1) o, attraverso tali elementi, da qualsiasi fattore di cui
ai punti 2) e 3)
;
Oltre al n. 1 della testé citata elencazione, ai fini cui fanno riferimento la lettera e il manifesto di SEL è rilevante anche il n. 6, dove è menzionato “lo stato della salute […] umana […] le condizioni della vita umana […] per quanto influenzabili dallo stato degli elementi dell’ambiente di cui al punto 1)“, tra i quali vi è anche l’acqua.
Per quanto riguarda la disciplina dell’accesso all’informazione ambientale, rilevanti sono i primi tre commi dell’art. 3 del d. lgs. n. 195 del 2005, i quali così recitano:
1. L’autorita’ pubblica rende disponibile, secondo le disposizioni
del presente decreto, l’informazione ambientale detenuta a chiunque
ne faccia richiesta, senza che questi debba dichiarare il proprio
interesse.
2. Fatto salvo quanto stabilito all’articolo 5 e tenuto conto del
termine eventualmente specificato dal richiedente, l’autorita’
pubblica mette a disposizione del richiedente l’informazione
ambientale quanto prima possibile e, comunque, entro 30 giorni dalla
data del ricevimento della richiesta ovvero entro 60 giorni dalla
stessa data nel caso in cui l’entita’ e la complessita’ della
richiesta sono tali da non consentire di soddisfarla entro il
predetto termine di 30 giorni. In tale ultimo caso l’autorita’
pubblica informa tempestivamente e, comunque, entro il predetto
termine di 30 giorni il richiedente della proroga e dei motivi che la
giustificano.
3. Nel caso in cui la richiesta d’accesso e’ formulata in maniera
eccessivamente generica l’autorita’ pubblica puo’ chiedere al
richiedente, al piu’ presto e, comunque, entro 30 giorni dalla data
del ricevimento della richiesta stessa, di specificare i dati da
mettere a disposizione, prestandogli, a tale scopo, la propria
collaborazione, anche attraverso la fornitura di informazioni
sull’uso dei cataloghi pubblici di cui all’articolo 4, comma 1,
ovvero puo’, se lo ritiene opportuno, respingere la richiesta, ai
sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera c).

Nello stesso senso va anche l’art. 3-sexies del d. lgs. n. 152 del 2006, introdotto con l’art. 1, 2° comma, del d. lgs. n. 4 del 2008. Recita il richiamato art. 3-sexies:
1. In attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni, e delle previsioni della Convenzione di Aarhus,
ratificata dall’Italia con la legge 16 marzo 2001, n. 108, e ai sensi
del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, chiunque, senza
essere tenuto a dimostrare la sussistenza di un interesse
giuridicamente rilevante, puo’ accedere alle informazioni relative
allo stato dell’ambiente e del paesaggio nel territorio nazionale.

E’ bene poi tener presente che, ai sensi dell’art. 2, 1° comma, lettera c), del d. lgs. n. 195 del 2005, per «informazione detenuta da un’autorita’ pubblica» s’intende “l’informazione ambientale in possesso di una autorita’ pubblica in
quanto dalla stessa prodotta o ricevuta o materialmente detenuta da
persona fisica o giuridica per suo conto
“.
Da ciò consegue che, ove anche i controlli non fossero effettuati dal Comune, ma da un altro ente, e comunque il Comune ne avesse avuto formale notizia o comunicazione, esso è tenuto a metterli a disposizione di chi li richieda.
In effetti, dal decreto legislativo n. 31 del 2001, anch’esso richiamato nel manifesto di SEL, si ricava che i controlli, intesi a verificare che le acque destinate a uso umano rispettino i parametri di cui all’allegato I al decreto nei punti stabiliti dall’art. 5, 1° comma, del decreto stesso, sono controlli interni, che sono quelli effettuati dal gestore del servizio idrico integrato (art. 7, 1° comma, del d. lgs. n. 31 del 2001), ovvero sono controlli esterni, cioè “quelli svolti dall’azienda unità sanitaria locale territorialmente competente, per verificare che le acque destinate al consumo umano soddisfino i requisiti del presente decreto, sulla base di programmi elaborati secondo i criteri generali dettati dalle regioni in ordine all’ispezione degli impianti, alla fissazione dei punti di prelievo dei campioni da analizzare, anche con riferimento agli impianti di distribuzione domestici, e alle frequenze dei campionamenti, intesi a garantire la significativa rappresentatività della qualità delle acque distribuite durante l’anno, nel rispetto di quanto stabilito dall’allegato II“.
Per “gestore del servizio idrico integrato”, ai sensi dell’art. 7 del d. lgs. n. 31 del 2001 responsabile dei controlli interni sulla qualità dell’acqua destinata a consumo umano, s’intende, ai sensi dell’art. 2, 1° comma, lettera o-bis, del d. lgs. n. 152 del 1999, il soggetto che “in base alla convenzione di cui all’articolo 11 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, gestisce i servizi idrici integrati e, soltanto fino alla piena operativita’ del servizio idrico integrato, il gestore esistente del servizio pubblico“. A sua volta, la legge n. 36 del 1994 prevede, all’art. 9, nei primi due commi, quanto segue:
1. I comuni e le province di ciascun ambito territoriale ottimale di cui all’articolo 8, entro il termine perentorio di sei mesi dalla delimitazione dell’ambito medesimo, organizzano il servizio idrico integrato, come definito dall’articolo 4, comma 1, lettera f), al fine di garantirne la gestione secondo criteri di efficienza, di efficacia e di economicità.
2. I comuni e le province provvedono alla gestione del servizio idrico integrato mediante le forme, anche obbligatorie, previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, come integrata dall’articolo 12 della legge 23 dicembre 1992, n. 498.

Il regime intertemporale stabilito dall’art. 10, 1° comma, della legge n. 36 del 1994 prevede quanto segue:
1. Le aziende speciali, gli enti ed i consorzi pubblici esercenti i servizi, anche in economia, esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, continuano a gestire i servizi loro affidati fino alla organizzazione del servizio idrico integrato secondo le modalità di cui all’articolo 9.
L’art. 11, 1° comma, della legge n. 36 del 1994, circa i rapporti tra enti locali e gestori del servizio idrico integrato, prevede tra l’altro quanto segue:
1. La regione adotta una convenzione tipo e relativo disciplinare per regolare i rapporti tra gli enti locali di cui all’articolo 9 ed i soggetti gestori dei servizi idrici integrati, in conformità ai criteri ed agli indirizzi di cui all’articolo 4, comma 1, lettere f) e g).
Definito con sufficiente approssimazione il quadro normativo, deve ora osservarsi che nel suo manifesto il circolo capenate di SEL ricorda che: a) in un giorno ai primi del corrente mese di luglio i residenti a Capena hanno potuto assistere al fenomeno della fuoriuscita di “acqua marrone”; b) in precedenza, l’Amministrazione Comunale, con avvisi contenuti in fogli di dimensione A/4, aveva avvertito che nella seconda metà di giugno, a causa di lavori di miglioramento dell’acquedotto, si sarebbe potuta verificare diminuzione o interruzione dell’erogazione idrica nelle case; quindi c) il fenomeno dell'”acqua marrone”, sia per sua natura (non si tratta di interruzione o di sospensione dell’erogazione idrica), sia per il tempo in cui era verificato (primi di luglio e non seconda metà di giugno), non può – afferma il circolo capenate di SEL nel manifesto di cui si tratta – trovare per il momento sufficiente giustificazione nei lavori di miglioramento dell’acquedotto richiamati negli avvisi A/4 diffusi dal Comune per la seconda metà di giugno.
Conclude quindi il circolo capenate di SEL che, per fugare i dubbi, peraltro di lunga data, sulla potabilità dell’acqua di rubinetto a Capena, devono essere diffusi i dati sui controlli concernenti la sua idoneità ad uso umano e, se tali dati non saranno pubblicati sul sito Internet del Comune, il predetto circolo si adopererà perché siano presentate istanze anche individuali di accesso all’informazione ambientale concernente l’idoneità ad uso umano dell’acqua di rubinetto a Capena; si propone anche d’introdurre nello Statuto Comunale, tramite la deliberazione che lo modificherà per fissarvi il principio dell’acqua “bene comune”, l’impegno del Comune a pubblicare sul proprio sito Web i dati relativi ai controlli concernenti l’idoneità ad uso umano dell’acqua da rubinetto a Capena.
Il manifesto affisso dal circolo capenate di SEL intorno al 20 luglio c’informa che la lettera datata 15 giugno 2012 e diretta al Sindaco non ha, fino alla data almeno di preparazione del manifesto, avuto risposta.
Atteso comunque che il Comune di Capena ha anche un Assessore alla Trasparenza e che questo appartiene ad un partito, il PD o Partito Democratico, e precisamente al suo circolo di Capena, che ha subordinato il proprio ingresso in Giunta ad alcuni punti programmatici, tra i quali la “maggiore attenzione alla trasparenza”, il circolo di SEL può fiduciosamente riproporre la propria istanza dirigendola all’Assessore alla Trasparenza, dal quale potrà auspicabilmente avere una risposta pronta, soddisfacente e fondata su una profonda cognizione della normativa che regola la materia.
A tale proposito, vi è un quesito che si affaccia alla nostra mente.
A fronte di una richiesta come quella contenuta nella lettera e nel manifesto succitati del circolo capenate di SEL, sono astrattamente ipotizzabili tre atteggiamenti:
1) è cosa buona e giusta, quindi mi adopero perché la richiesta possa essere soddisfatta, benché provenga da una forza politica che si colloca all’opposizione dell’attuale Amministrazione;
2) poiché proviene da una forza politica che si colloca all’opposizione dell’attuale Amministrazione, ignoro la richiesta, perché, se le fosse dato seguito, la forza politica autrice della richiesta potrebbe poi menar vanto di ciò;
3) la richiesta è cosa buona e giusta, ma bisogna fare in modo di porre in atto quel che si richiede senza che ciò sia ricollegabile alla richiesta fatta dalla forza politica di opposizione, ma, anzi, operando affinché appaia un’iniziativa autonoma dell’Amministrazione, non condizionata da precedenti iniziative altrui.
Stando a quanto accaduto nel caso della proposta di delibera concernente la modifica dello Statuto Comunale per l’introduzione del principio dell’acqua “bene comune”, quale tra i tre casi di cui sopra è da ritenersi il più probabile?

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