CAPENA: LA MANO SANTA DELLA PRIVACY (COMPARAZIONI TEMPISTICO-REGOLAMENTARI)

Sono tre o quattro le interrogazioni che, tra “Capena Anno Zero” e “Il Maestrale”, sono state presentate in merito alla pubblicazione integrale delle determinazioni dirigenziali sull’albo pretorio online del Comune di Capena.
Qualcuno ha anche richiamato il caso di Fiano Romano, nel cui albo pretorio le determinazioni dirigenziali sono pubblicate non soltanto nei loro estremi (si veda il link “visualizza dettagli” in corrispondenza di ciascun atto); qualcun altro ha replicato che la pubblicazione delle determinazioni dirigenziali, così come si fa nell’albo pretorio online del Comune di Fiano Romano, non sarebbe del tutto legittima. Pare (pare) che quest’ultima valutazione affondi le proprie radici in questioni di “privacy”.
Per mitigare eventuali dubbi in materia di rapporti tra normativa sulla privacy e pubblicazione di atti amministrativi nell’albo pretorio online dell’Ente Locale, giova richiamare un documento che ha già “normato”, come con orribile neologismo oggi si tende a dire (meglio senz’altro utilizzare verbi come “disciplinare” o “regolare”), la materia, e cioè le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato da soggetti pubblici per finalità di pubblicazione e diffusione sul web“, datate 2 marzo 2011, n. 88 del registro dei provvedimenti del Garante per la privacy, doc. web n. 1793203, pubblicate sulla G.U. n. 64 del 19 marzo 2011. Il succo, per quanto riguarda la tematica che in questa sede c’interessa, è contenuto nel § 5 delle menzionate “Linee guida”, intitolato “Accorgimenti tecnici in relazione alle finalità perseguite“, nel quale si legge tra l’altro quanto segue: “A fronte della messa in disposizione on line di atti e documenti amministrativi contenenti dati personali, ivi inclusi gli obblighi di pubblicazione aventi effetto di pubblicità legale (compreso l’albo pretorio online), occorre individuare idonei accorgimenti volti ad assicurare forme corrette e proporzionate di conoscibilità di tali informazioni impedendo la loro indiscriminata e incondizionata reperibilità in Internet, garantendo il rispetto del principio di qualità ed esattezza dei dati e delimitando la durata della loro disponibilità on line“. A ciascuno dei tre profili evidenziati è dedicato un sottoparagrafo del paragrafo 5 delle “Linee guida”: Nel sottoparagrafo 5.1, “Motori di ricerca”, si legge tra l’altro: “E’ necessario stabilire se i dati siano reperibili mediante motori di ricerca esterni ovvero – come appare preferibile – mediante funzionalità di ricerca interne al sito“; nel sottoparagrafo 5.2, “Tempi proporzionati di mantenimento della diffusione dei dati“, si legge tra l’altro: “Le esigenze di trasparenza, pubblicità e consultabilità degli atti, proprio in relazione alla circostanza che i dati personali in essi contenuti sono diffusi sul web, devono comunque tenere anche conto della necessità di individuare un congruo periodo di tempo entro il quale devono rimanere disponibili (in una forma che consenta l’identificazione dell’interessato) che non può essere superiore al periodo ritenuto, caso per caso, necessario al raggiungimento degli scopi per i quali i dati stessi sono resi pubblici“; nel sottoparagrafo 5.4, intitolato “Dati esatti e aggiornati“, si legge tra l’altro quanto segue: “Per garantire la qualità dei dati trattati, le amministrazioni pubbliche, nel procedere nei casi previsti alla divulgazione on line di informazioni personali, sono tenute a mettere a disposizioni soltanto dati esatti e aggiornati (art. 11, comma 1, lett. c), del Codice“. Nello stesso paragrafo 5 vi è poi il sottoparagrafo 5.3, dal contenuto più tecnico, intitolato “Duplicazione massiva dei file contenenti dati personali“, nel quale si legge tra l’altro quanto segue: “Devono essere adottate opportune cautele per ostacolare operazioni di duplicazione massiva dei file contenenti dati personali da parte degli utenti della rete, rinvenibili sui siti istituzionali delle amministrazioni, mediante utilizzo di software o programmi automatici, al fine di ridurre il rischio di riproduzione e riutilizzo dei contenuti informativi in ambiti e contesti differenti“.
E’ tanto difficile tenere conto dei princìpi e dei suggerimenti sopra enunciati al fine di predisporre il regolamento, che non ci sembra sia stato sinora emesso, per la tenuta dell’albo pretorio online e al fine di gestire l’albo stesso, nonché di (cominciare a) pubblicarvi nel loro testo integrale le determinazioni dirigenziali?
Benché l’albo pretorio online del Comune di Capena sia in rete, se non andiamo errati, dall’inizio del gennaio 2011, da quando cioè è diventato obbligatorio in forza di norma di legge statale, a oggi, dopo un anno e mezzo, il regolamento per la gestione di questo albo ancora manca. Ci sembra che, nel caso di tale regolamento, come di quello per la videosorveglianza, che forma oggetto del post immediatamente precedente a questo, non possa riscontrarsi la stessa celerità con la quale è stato predisposto e approvato il regolamento per la monetizzazione degli standards urbanistici. Che sia perché per quest’ultimo tipo di regolamento non si ponevano problemi di privacy? O perché, come ha purtroppo ipotizzato qualche malfidato, nel caso di quest’ultimo tipo di regolamento erano in gioco anche interessi privati non trascurabili? E la rinuncia all’indennità può essere di conforto anche nel caso dell’invocata “maggiore attenzione alla trasparenza degli atti amministrativi”?

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