CAPENA: COME ARGOMENTANO I NON DEMAGOGHI

Sappiamo già che, dal punto di vista del PD di Capena, le prese di posizione del “Maestrale” riflettono “demagogia” e “populismo” tipici della “destra”; non sappiamo esattamente quale opinione il PD locale abbia del “Movimento Capena Anno Zero”; probabilmente non sapremo mai che cosa i “Democratici” capenati dal febbraio 2012 pensino del PDL autoctono, con il quale si trovano da allora uniti nel sostegno all’Amministrazione Comunale attualmente in carica.
Se ritengono che “demagogia” e “populismo” caratterizzino prevalentemente l’azione politica del “Maestrale”, ciò fanno contrapponendola implicitamente alla propria, che da quei difetti non sarebbe quindi affetta: i “Democratici” non sono demagoghi, né populisti. E quindi, che cos’è questa benedetta democrazia, di cui alcuni si fregiano, diversa dalla demagogia e dal populismo?
Vediamo anzitutto di esaminare alcune modalità del discorso pubblico dei “Democratici” capenati, che pretende di contrapporsi alle uscite “demagogiche” e “populistiche” di altri.
Volendo cogliere con una formulazione generale un tratto ricorrente di tale discorso, non “demagogico” e non “populistico”, possiamo dire che esso tende ad occultare sotto una coltre di precisazioni o pseudo-precisazioni la sostanza delle questioni.
Un primo esempio di questa strategia discorsiva si può rinvenire nel dibattito sulla approvazione/disapprovazione che superiori istanze di partito avrebbero o meno dato della decisione (del direttivo) del PD capenate di entrare in Giunta con il PDL. Vi sono state “precisazioni”, compresa quella concernente un SMS di smentita, volte a escludere che la decisione in questione fosse stata disapprovata da superiori livelli del partito, ma esse mettono in secondo piano la sostanza, e cioè che, secondo quanto si è capito, il partito al superiore livello (provinciale) non ha neppure esaminato nel merito la decisione del PD di Capena di entrare in Giunta con il PDL, poiché si è ritenuto che essa rientrasse nella legittima sfera di autonomia del circolo locale del partito. Quindi, il fatto che non vi sia stata disapprovazione non vuol dire che vi sia stato avallo della decisione, che, invece, non è stata neppure sindacata nel merito. A ciò deve aggiungersi che le prese di posizione individuali da parte di esponenti del partito a livello sovracomunale, delle quali si è avuta notizia, sono state sfavorevoli alla decisione presa dal direttivo capenate del PD.
Un secondo esempio si è avuto nella discussione in merito all’iter della delibera, con la quale dovrebbero introdursi nello Statuto Comunale alcune affermazioni di principio in merito all’acqua come “bene comune”. Qui sono stati richiamati i “verbali” a testimonianza del fatto che l’attuale Assessore ai LL.PP. non si sarebbe opposta alla prosecuzione e al completamento dell’iter della delibera e quindi all’inserzione del principio dell’acqua “bene comune” nello Statuto Comunale. Le “precisazioni”, in questo caso, hanno trascurato quello che pare essere il punto nodale della faccenda: perché la proposta di delibera sulla modifica statutaria per l’introduzione del principio acqua “bene comune” – proposta che sulla scorta di una petizione popolare con più di 500 firme è stata da tempo formulata ed è sostenuta dal “Comitato Acqua Pubblica Capena” e dal “Movimento Capena Anno Zero” e che peraltro è ampiamente suscettibile di essere emendata – dovrebbe ora, dopo essere stata già oggetto di non breve disamina, essere messa da parte in favore della “sua” proposta di delibera, che riprende gli stessi princìpi di fondo enunciati nell’altra? Sullo bacheca del gruppo PD di Capena si legge, nel post datato 4 luglio u.s., ore 9.41, la seguente considerazione dell’Assessore ai LL.PP.: “Secondo me tutti i punti della delibera proposta dal Comitato erano più o meno accettabili, tranne il problema famoso del riconoscimento del comitato stesso” – “riconoscimento” che è stato poi comunque stralciato dal testo della proposta di delibera portata avanti, tra l’altro, dal Comitato per l’Acqua Pubblica di Capena. Se così è, per qual motivo spunta un’altra proposta di delibera, la “sua” proposta, come viene qualificata nel recente manifesto del PD sull’acqua pubblica, nel quale peraltro non si fa menzione alcuna della precedente proposta di delibera?
Un terzo esempio può trarsi dalla discussione sul regolamento per la monetizzazione di verde pubblico e di parcheggi pubblici. Qui l’attenzione viene deviata (vedi il post sulla bacheca del gruppo Facebook del PD Capena già citato nel post di questo blog sul regolamento per la monetizzazione) sul punto secondario dell’effettiva portata della contrarietà espressa in sede di Commissione Consiliare dal rappresentante in quota PD o centrosinistra alla proposta di regolamento per la monetizzazione e, così facendo, si sorvola disinvoltamente, ancora una volta, il cuore della questione, ossia il fatto che il regolamento di cui si tratta, così come approvato dal Consiglio Comunale ovviamente con il concorso dei rappresentanti del PD, amplia oltre i casi contemplati dalla normativa regionale la possibilità di ricorrere alla monetizzazione e rende sensibilmente più “lassi” i requisiti per accedervi.
Non possiamo poi non ricordare le via via sempre più dettagliate indicazioni programmatiche che il PD di Capena ha fornito per precisare le condizioni cui subordinava il proprio ingresso in Giunta. Com’è noto, il “Maestrale”, in un articolato manifesto, ha fatto “demagogicamente”, o se si vuole “populisticamente”, notare che molti di quei punti programmatici specifici, se non la loro totalità, erano già in via di attuazione e non potevano certamente considerarsi novità, tali da dar luogo a quella “soluzione di continuità netta” che, secondo il PD locale, si sarebbe verificata con il suo passaggio in maggioranza.
In conclusione, non vorremmo che, del tutto inconsapevolmente, si stesse verificando uno slittamento semantico, in forza del quale la “democrazia”, da “potere del popolo”, divenisse, agli occhi di qualche ipercritico malfidato, “potere di raggirare il popolo”.

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