CAPENA: IL REGOLAMENTO SULLA MONETIZZAZIONE DI VERDE PUBBLICO E DI PARCHEGGI PUBBLICI, UN MANIFESTO DEL “MAESTRALE”, UN MANIFESTO DI “SEL” E LA “FASE DUE” DEL “NUOVO CORSO” DEL PD LOCALE

E’ stato pubblicato nell’apposita sezione del rinnovato sito Internet del “Maestrale” un manifesto, affisso anche per le vie del paese negli spazi istituzionalmente deputati, nel quale, con riferimento a decisioni assunte nel corso del Consiglio Comunale del 18 giugno u.s., si critica aspramente la maggioranza che governa Capena. In particolare, la polemica sollevata verte su quanto deliberato dal C.C. in merito al punto n. 2 all’o.d.g. di detto Consiglio: “approvazione del regolamento per la monetizzazione delle aree da destinare a standards urbanistici per parcheggi pubblici“.
Nel manifesto del “Maestrale” si afferma dapprima – parrebbe in linea generale – che la maggioranza non tiene conto del lavoro svolto dalle Commissioni Consiliari nella programmazione e nello svolgimento dell’attività consiliare; quindi si muovono due appunti che di certo attengono specificamente al summenzionato oggetto: alle richieste di chiarimento e di delucidazione avanzate in Consiglio in merito al regolamento per la monetizzazione l’Amministrazione non ha fornito risposta, neppure nella persona del responsabile politico del settore, cioè dell’Assessore all’Urbanistica, il quale si sarebbe limitato a dire di non aver approfondito (risposta, invero, assai poco felice, poiché quella che viene formulata dall’Assessore di cui si tratta non è neppure una giustificazione, ma un’autoaccusa, una dichiarazione confessoria); il PD di Capena avrebbe mutato posizione, dimostrando incoerenza, perché, dopo aver mostrato contrarietà al regolamento per la monetizzazione degli standards urbanistici in sede di Commissione Consiliare urbanistica avrebbe, invece, poi votato a favore in Consiglio Comunale.
Secondo un intervento postato il 1° luglio u.s. alle 16.12 sul gruppo Facebook del PD di Capena dall’Assessore al Bilancio, alla Cultura, al Demanio e al Patrimonio i rilievi mossi al PD nel manifesto di cui sopra “come al solito attingono allo stile demagogico del movimento di destra di Ristich“: è il rilievo che, more solito, muove al “Maestrale” l’Assessore al Bilancio, alla Cultura, al Demanio e al Patrimonio, nel cui pensiero “destra” e “demagogia” tendono a identificarsi. Prosegue l’Assessore precisando che in sede di Commissione Consiliare il rappresentante del centrosinistra si era limitato a sollevare dubbi su due punti del regolamento, corretti i quali, come poi avvenuto, non vi sarebbero stati per il centrosinistra/PD ostacoli all’approvazione del regolamento stesso.
Davvero le critiche mosse nel manifesto del “Maestrale” sono l’espressione di uno “stile demagogico”? O non colgono piuttosto nel segno?
Se si va alla homepage del sito del “Maestrale” o alla sottosezione “Interrogazioni” della sezione “Attività” del medesimo sito, è possibile leggere la dichiarazione del Consigliere Ristich in occasione della discussione consiliare in merito al regolamento per la monetizzazione degli standards urbanistici e si può concludere che i rilievi formulati nel manifesto hanno pieno fondamento.
Occorre ricordare che lo “spunto” normativo per l’introduzione del regolamento è offerto dalla legge regionale sul “piano casa”. Con la legge regionale n. 10 del 2011 la Regione Lazio, amministrata dal centrodestra guidato dalla Polverini, ha modificato, con la tecnica normativa della “novellazione”, la legge regionale n. 21/2009, approvata quando la Regione Lazio era governata dal centrosinistra, con Marrazzo Presidente (a tale riguardo, occorre rilevare una imperfezione formale nella dichiarazione di Ristich: si menziona, ad un certo punto, l'”art. 3 ter comma 1″ della legge regionale n. 10 del 2011, mentre, in realtà, l’art. 3 ter è un articolo della legge n. 21/2009 così come modificata dalla legge regionale n. 10 del 2011; per la precisione, con l’art. 5, 1° comma, della legge regionale n. 10 del 2011 è stato introdotto l’art. 3 ter nella legge regionale n. 21 del 2009). Dopo l’approvazione della legge n. 10 del 2011 sono state emanate sulla stessa due circolari esplicative, approvate con deliberazione della Giunta Regionale del Lazio: la prima con deliberazione giuntale n. 20 del 26 gennaio 2012, la seconda con deliberazione giuntale n. 184 dell’8 maggio 2012. Tanto la prima, che la seconda circolare esplicativa contengono, tra le altre, importanti precisazioni sulla monetizzazione degli standards urbanistici. Nella prima, al punto 6.7 si precisa, tra l’altro, che l’ambito di applicazione della monetizzazione, di cui al comma 7 dell’art. 3 della legge regionale n. 21/2009 così come modificato dall’art. 3, 1° comma, della legge regionale n. 10 del 2011, concerne i parcheggi pubblici e il verde pubblico (in sostanza, la circolare, sul punto, dice che erroneamente nel comma 7 dell’art. 3 della legge regionale n. 21/2009 così come modificata dalla legge regionale n. 10/2011 si parla di “opere di urbanizzazione secondaria”, mentre in luogo di “opere di urbanizzazione secondaria” devono intendersi “verde pubblico” e “parcheggi pubblici”); nella seconda, e precisamente nel paragrafo 8, si legge, a proposito di monetizzazione degli standards urbanistici: “Tutto quanto si è sin qui precisato (fatta eccezione per quanto si è detto con riferimento alle
opere di urbanizzazione secondaria che assume valenza generale, anche in relazione a quanto
si è chiarito al punto 6.7. della precedente circolare) vale unicamente per le ipotesi di cui
all’art. 3 ter, comma 1, per le quali soltanto potranno verificarsi le condizioni richieste dalla
vigente normativa ai fini dell’applicabilità dell’istituto della monetizzazione
“. L’art. 3 ter, 1° comma, della legge regionale n. 21 del 2009, così come modificata dalla legge regionale n. 10 del 2011, fa riferimento esclusivamente ai “cambi di destinazione d’uso a residenziale attraverso interventi di ristrutturazione edilizia, di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione, e di completamento, con ampliamento entro il limite del 30 per cento della superficie utile esistente nei limiti previsti dalla lettera c), previa acquisizione del titolo abilitativo di cui all’articolo 6, degli edifici di cui all’articolo 2 aventi destinazione non residenziale, che siano dismessi o mai utilizzati alla data del 30 settembre 2010, ovvero che alla stessa data siano in corso di realizzazione e non siano ultimati e/o per i quali sia scaduto il titolo abilitativo edilizio ovvero, limitatamente agli edifici con destinazione d’uso direzionale, che siano anche in via di dismissione“. Analoga previsione limitativa dell’applicazione della monetizzazione è contenuta nel 7° comma dell’art. 3 della legge regionale n. 21/2009 così come modificato dall’art. 3, 1° comma, della legge regionale n. 10 del 2011: il comma 7° richiamato fa riferimento ai casi degl’interventi di ampliamento degli edifici di cui al 1° comma dello stesso articolo (di questa norma non sembra avvedersi il Consigliere Ristich nella sua dichiarazione, ma ciò non inficia la validità del suo ragionamento).
Conclusione: la possibilità della monetizzazione è prevista espressamente dalla legge regionale sul piano-casa, cioè dalla legge regionale n. 21/2009 così come modificata dalla legge regionale n. 10/2011, solo con riferimento ai casi di cui all’art. 3, 1° comma; la circolare esplicativa approvata con deliberazione della Giunta Regionale n. 184 del 2012 amplia interpretativamente tale possibilità anche ai casi di cui all’art. 3 ter, 1° comma, della stessa legge.
A quanto pare, il regolamento per la monetizzazione approvato dal Consiglio Comunale di Capena il 18 giugno u.s. va oltre, configurando la monetizzazione degli standards urbanistici come “rimedio” di carattere generale.
Si potrebbe rilevare che nella circolare esplicativa approvata con d.G.R.L. (deliberazione della Giunta Regionale del Lazio) n. 184/2012 si dice che i Comuni possono valutare se “se sia più
confacente alle loro esigenze adottare un regolamento sulle monetizzazioni che abbia portata
applicativa generale, ovvero, dar vita ad un deliberato specificamente applicabile alle sole
“monetizzazioni” conseguenti agli interventi disciplinati dalla disposizione in commento
“.
Si tratta, quindi, di una scelta dettata da discrezionalità politica. Tuttavia, occorre notare che nella legge regionale l’applicazione della monetizzazione è subordinata alla “comprovata impossibilità dell’adeguamento o della realizzazione delle opere di urbanizzazione” (art. 3, 7° comma, della legge regionale n. 21 del 2009, così come modificata dalla legge regionale n. 10 del 2011): questo rigoroso requisito “salta” nel regolamento per la monetizzazione approvato dal Consiglio Comunale di Capena, nel quale la “comprovata impossibilità” di realizzare o di adeguare le opere di urbanizzazione” diventa “irrilevanza sostanziale, ai fini di pubblica utilità, delle aree destinate a standard urbanistico“, e cioè qualcosa di pericolosamente generico e di totalmente diverso.
Quindi, l’Amministrazione, con la piena adesione del PD, ha optato per un’applicazione pressoché generalizzata della monetizzazione, anziché limitarla ai soli casi contemplati nell’art. 3, 1° comma, e nell’art. 3 ter, 1° comma, della legge regionale n. 21/2009, così come modificata dalla legge regionale n. 10/2011; inoltre, al requisito dell’impossibilità di realizzazione ha sostituito quello fumoso della “irrilevanza sostanziale, ai fini di pubblica utilità, delle aree destinate a standard urbanistico“.
Il rilievo di “incoerenza” a carico del PD è pienamente giustificato. Sul sito del PD di Capena, nell’articolo “Un patto per Capena”, da una nuova Amministrazione s’invoca attenzione “ai bisogni dei cittadini, degli spazi urbani e dei servizi“; con la “monetizzazione”, così come disciplinata dal regolamento introdotto a Capena, s’introduce uno strumento suscettibile di stravolgere la pianificazione urbanistica, svuotandola per quanto concerne le previsioni in materia di verde pubblico e di parcheggi pubblici.
Analogo rilievo è stato formulato in un manifesto fatto uscire a cura del circolo capenate di Sinistra Ecologia e Libertà e per qualche tempo rimasto affisso sopra uh supporto ligneo appoggiato al muro di una casa in via San Leone.
Il manifesto di SEL criticava la deliberazione adottata dal Consiglio Comunale in merito alla monetizzazione degli standards urbanistici: affermava che, dandosi la possibilità di monetizzare fino a 1.000 mq. di verde pubblico, potrebbe sorgere un nuovo insediamento residenziale di 110 abitanti senza verde pubblico effettivo, ma solamente “monetizzato”; affermava che a Capena non sarebbero rispettati i parametri che, in materia di standards urbanistici, sono posti dal decreto ministeriale n. 1444 del 2 aprile 1968: in particolare, nel manifesto di SEL si richiama la previsione contenuta nell’art. 3, 2° comma, lettera c), del decreto ministeriale in questione, e cioè i i nove metri quadri a testa di “aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili per tali impianti con esclusione di fasce verdi lungo le strade“; concludeva enfaticamente nel senso che a Capena si starebbe svendendo il patrimonio collettivo (meglio sarebbe dire che non viene neppure acquisito) a beneficio di pochi speculatori. Sarebbe interessante sapere se questi rilievi, pur provenendo da formazione che non può qualificarsi di “destra”, siano dall’Assessore al Bilancio, alla Cultura, al Demanio e al Patrimonio ritenuti “demagogici” al pari di quelli non dissimili formulati dal “Maestrale”; ci sembra, tuttavia, che il riferimento spaziale (“destra”) abbia, in ultima analisi, lo scopo di attivare riflessi pavloviani nei lettori sinistrorsi ingenui e sprovvisti di senso critico, convogliandoli verso l’applicazione della proprietà transitiva (se destra=demagogia e se un’affermazione proviene da un soggetto o da un movimento di destra, allora quell’affermazione è demagogica). Poiché, nella replica che si sta analizzando, il termine “destra” e il termine “demagogia” non hanno alcun senso chiaro e correlabile con l’oggetto concreto del discorso, ne consegue l’insensatezza di tali qualificazioni, la quale cresce esponenzialmente per il sommarsi di più termini (destra, demagogia) usati insensatamente (cioè senza un riferimento concreto identificabile) nella stessa frase.
Vanno poi ricordati gli aspetti procedurali, tutt’altro che meramente formali, evidenziati nella dichiarazione del Consigliere Ristich riportata nel sito del “Maestrale”: il regolamento per la monetizzazione di standards urbanistici è approdato in Consiglio Comunale senza la formulazione di un parere da parte della Commissione Consiliare urbanistica e senza che si attendesse la risposta della Regione Lazio ad una richiesta di parere inviatale in relazione a questa materia.
E poi, qualora gli spazi destinati a standards indicati nello strumento urbanistico fossero non materialmente acquisiti, ma “monetizzati”, da che cosa si può dedurre che, in zone limitrofe, sarà possibile reperire altrettanti spazi pubblici? Chi ce lo garantisce? E come saranno acquisiti? Tramite compravendita, con costi ancora superiori rispetto a quelli di un’espropriazione per pubblica utilità? Il quesito è tutt’altro che peregrino, considerando che a Capena persino la “compensazione”, introdotta per acquisire spazi pubblici senza porre a carico delle finanze comunali l’indennità di espropriazione, sembra non abbia avuto proprio fortuna.
Infine, nel post sotto esame vi è un riferimento al fatto che con la monetizzazione sarebbe possibile incassare soldi in casi nei quali “la gestione di parcheggi e verde costituirebbe solo una spesa di gestione complessa ed inutile“, realizzando altrove il verde e i parcheggi. Ora, poiché la stessa Regione prevede, come si ricava da un passaggio della circolare approvata con la deliberazione della Giunta Regionale del Lazio n. 184 del 2012, che l’area nella quale saranno effettivamente reperiti gli spazi da destinare a standards sia un’area “limitrofa” a quella in cui erano originariamente ubicati dalla previsione dello strumento urbanistico, com’è possibile che, 500 metri più in qua o più in là, si abbia o meno una gestione “complessa ed inutile“?
Perché poi, nell’o.d.g. (si veda come è riportato nella sezione “In Comune” del sito Internet del “Movimento Capena Anno Zero”), si menzionano solo i parcheggi pubblici e non anche il verde pubblico? E’ forse più sgradevole un’espressione come “monetizzazione del verde pubblico”?
Va poi notato che alcune tra le più importanti decisioni prese dall’attuale Amministrazione – come quella sulle aliquote IMU e quella sulla monetizzazione – sono, nelle considerazioni apologetiche degli esponenti PD, presentate come pressoché “necessitate”, prive di ragionevoli alternative. Ma se così è, se quindi non vi era alcuno spazio di reale discrezionalità nell’assumere queste decisioni, non si poteva allora lasciare ad un Commissario l’operato, evitando di dar vita ad anomali connubi, dei quali non vi è alcun bisogno se si tratta di prendere decisioni necessitate e non discrezionali?
Comunque, nel PD di Capena, dalla “fase uno”, che ha visto un venir meno del (Direttivo del) partito al patto implicitamente stipulato con gli elettori sostenendo alle ultime amministrative la lista civica di centrosinistra “ViviCapena” e quindi opponendosi alle altre liste, compresa quella che poi vinse le comunali del 2009, sta ora subentrando la “fase due”, che vede un tendenziale venir meno di quei punti programmatici qualificanti ai quali il PD di Capena aveva subordinato il proprio appoggio al(l’Amministrazione presieduta dal) Sindaco in carica. Si parlava, tra questi punti, di “attenzione” agli spazi pubblici, ai servizi, in altre parole agli standards urbanistici? Per ora i cittadini si accontentino della “monetizzazione” per verde pubblico e parcheggi pubblici.

6 Risposte to “CAPENA: IL REGOLAMENTO SULLA MONETIZZAZIONE DI VERDE PUBBLICO E DI PARCHEGGI PUBBLICI, UN MANIFESTO DEL “MAESTRALE”, UN MANIFESTO DI “SEL” E LA “FASE DUE” DEL “NUOVO CORSO” DEL PD LOCALE”

  1. Sostiene Pereira Says:

    Da tutto il rigoroso ragionamento da lei formulato sembra proprio che gli equilibri di maggioranza vengano prima del patto con gli elettori. Del resto il PD ha già tradito questo patto alleandosi con il centro-destra (popolo della libertà + alleanza nazionale) una formazione più vicina alla destra che alla sinistra, quindi l’equivalenza (destra=demagogia) formulata dall’assessore Barbetti appare quantomai controproducente di fatto “un’autoaccusa, una dichiarazione confessoria”, non sono forse loro stessi al governo con formazione di destra?? L’assessore Barbetti non è nuovo a ragionamenti fumosi e simpaticamente fantasiosi (non fosse che ha anche importanti funzioni istituzionali). In merito al voltafaccia del PD riguardo alla monetizzazione dal filmato si vede chiaramente un consigliere di minoranza mostrare un verbale all’assessore Brancato dove il loro commissario era contrario alle modifiche! Se il ragionamento da lei prefigurato corrisponde al vero, cosa invero non difficile da capire, sembra chiaro che (1) il regolamento approvato segue fini “di sanatoria” (ad esempio verso un noto nuovo centro commerciale) e forse personalistici, (2) esso costituisce un pericoloso precedente che mette a rischio gli interessi dell’intera comunità. Vergognoso!

  2. boris Says:

    Il canto si sposta ed il controcanto risponde , a volte il canto cambia spartito , ed il controcanto che fa? Spera che torni a cantare per lui fino alla prossima messa cantata …

    • Sostiene Pereira Says:

      é chiaro che non si vuole entrare nel merito, si usa la tattica berlusconiana del buttiamola in caciara, alziamo la voce, tutto meno che entrare nel merito…visto già troppe volte in TV caro Boris, se hai qualcosa da dire in merito controbatti, argomenta, pronunciati, dimostra coi fatti o con le parole…vent’anni di tattica berlusconiana ci hanno vaccinato dai fanfaroni, non dicono nulla perché nulla hanno da dire…patetici. Il nulla non merita ascolto…sostanza please!

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