CAPENA: UN MANIFESTO DEL CIRCOLO DI SEL SULLA POLITICA URBANISTICA

E’ stato recentemente pubblicato tramite affissione su un supporto ligneo appoggiato sulla parete di una casa di privata abitazione in via San Leone, che connette via IV Novembre a via Eugenio Curiel, un manifesto del circolo capenate di SEL (acronimo che sta per Sinistra Ecologia Libertà, denominazione di un partito politico italiano il cui leader nazionale è l’attuale governatore della Regione Puglia), nel quale si trae spunto dai disastrosi eventi sismici che hanno colpito (e tuttora stanno colpendo) l’Emilia, in particolare il Modenese, e dalle loro conseguenze sulle costruzioni e sulle vite umane, per proporre, nella forma sintetica dello slogan, alcuni indirizzi di politica urbanistica: “basta nuovo cemento” (idea formulata anche con la frase “non servono nuove case”) da una parte e, dall’altra, la proposta (alternativa) di un “piano ordinario di messa in sicurezza”, quindi di investimenti in “manutenzione, riparazione e rafforzamento”, espressa anche con la frase “serve cura del territorio e messa in sicurezza del patrimonio esistente”.
Deve notarsi che, benché l’idea di fondo sia chiara, essa è espressa ad un livello di notevole genericità, da un partito il cui appeal localmente, più che ad un impegno sul territorio mancato del tutto fino a pochissimo tempo fa, è al momento da ricondursi a motivi di orientamento politico generale, oltre che, forse, come sembra poter evincersi dalla età media dei componenti il coordinamento del Circolo, i cui nomi sono riportati nel relativo sito www.selcapena.it, al profilo dinosaurico-anzianotto giovanil-deprimente assunto dal PD locale.
E’ possibile articolare in modo un po’ più serio la proposta di politica urbanistica espressa nel succitato manifesto di SEL, prescindendo dall’erompere di sciami sismici?
Naturalmente il sottinteso della proposta contenuta nel succitato manifesto del circolo capenate di SEL è che il “non servono nuove case” non determinerebbe un blocco del settore edilizio dell’economia, perché si potrebbe investire comunque in “manutenzione, riparazione, rafforzamento”.
Ci sembra comunque che la questione di una (ri)programmazione urbanistica non possa prescindere da considerazioni di altro tipo.
E’ noto che a Capena è in fase di gestazione una variante generale alla variante generale adottata dal Comune nel 1997 e approvata dalla Regione Lazio nel 2001 al piano regolatore generale adottato dal Comune nel 1978 e approvato dalla Regione Lazio nel 1986. Nel corso della legislatura 2004-2009 venne commissionato uno studio sullo “stato di attuazione” della variante generale entrata in vigore il 20 luglio 2001. Questo studio, che fu discusso nel corso di una seduta del Consiglio Comunale che ne “prese atto”, concludeva, se ben ricordiamo, essenzialmente nel senso che il trend di crescita della popolazione, dei residenti richiedeva un’ulteriore espansione urbanistica per Capena, cioè, detto in concreto, la costruzione di ulteriori case di abitazione, che devono naturalmente essere progettate e vendute. Se ben ricordiamo, nel corso della discussione nel Consiglio Comunale si disse che il ragionamento sul punto era “matematica, pura matematica”. Quindi, se ben intendiamo, la proposta di una ulteriore espansione dell’edilizia residenziale a Capena, cioè di costruire qua e là ulteriori case di abitazione, alle quali SEL vorrebbe invece dire “basta”, poggerebbe su un roccioso fondamento scientifico: che di più scientifico della matematica?
Ecco, allora, un primo problema, che prescinde dallo sciame sismico: è veramente fondato quel ragionamento matematico o in esso c’è qualcosa che non va? Per fare un esempio in altro settore, non si pretendeva la “matematica, pura matematica” come fondamento di quel proliferare di prodotti finanziari che alla fine, a partire dalla crisi del mercato dei mutui subprime negli USA e quindi dei “derivati” nei quali essi erano stati “incorporati”, hanno causato instabilità a livello mondiale con ripercussioni anche sull’economia reale, oltre che nel variopinto e assai sofisticato mondo delle scommesse speculative? Quanto c’è da fidarsi della “matematica, pura matematica” in campo urbanistico? Ingegneri e urbanisti di SEL potrebbero ragguagliarci al riguardo?
Secondo problema. Nel sopra richiamato studio sullo stato di attuazione della variante generale al p.r.g. si faceva, se ben ricordiamo, un calcolo della percentuale di attuazione delle previsioni in essa contenute con riferimento alle zone B e C. Ci pare di ricordare, salvo errore, che non vi fosse analogo calcolo per gli spazi pubblici (attuazione delle previsioni di variante generale relative al verde pubblico e ai servizi pubblici). In qual misura sono state attuate le previsioni contenute nella variante generale approvata nel 2001 con riguardo al verde pubblico e ai servizi pubblici? E’ possibile avere un po’ di “matematica, pura matematica” che, oltre a spiegarci perché a Capena dovranno ineluttabilmente costruirsi nuove case di abitazione, che dovranno essere progettate e vendute, ci faccia sapere quanto ciascuno dei quasi diecimila residenti abbia a disposizione come verde pubblico e come servizi pubblici e se e in qual misura vi sia un rispetto degli standards urbanistici non solo sulla carta dello strumento urbanistico generale, ma anche nella “realtà effettuale”?
C’è quindi bisogno di richiamare i terremoti per fondare una proposta alternativa di politica urbanistica?
Per quanto concerne gli eventi sismici, sarebbe poi opportuno assumere anzitutto un’iniziativa di trasparenza, rendendo nota, eventualmente anche attraverso link ad un sito dedicato, quale è la posizione di Capena nella mappa nazionale del relativo rischio; così come, tanto per fare un altro esempio di “informazione ambientale”, sarebbe assai utile divulgare i dati relativi agli esiti degli esami periodici sull’acqua che arriva nelle case di Capena.

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