CAPENA: ASPETTI PROBLEMATICI DELL’ECUMENISMO TORRICELLIANO – PARTE SECONDA

Dunque, secondo il post del 2 marzo c.a. nel sito del PD di Capena, occorre mobilitarsi “senza steccati ideologici“. Circa questo requisito dell’invocata mobilitazione, verrebbe anzitutto da osservare che le “ideologie” sembrerebbero essere, nella coscienza delle masse, ormai decedute da quel dì, sicché è poco probabile che con esse si costruiscano o si tengano ancora in piedi “steccati”; si può peraltro ipotizzare che gli steccati “ideologici” siano in realtà “steccati” di altra natura, ad esempio quelli dipendenti da “vecchie” identità di partito, alle quali si chiede di rinunciare in pragmatistico favore di nuove e non noiose alleanze o accordi o comunque si vogliano chiamare.
Prescindiamo, però, da questa tendenziale ambiguità dell’espressione “steccati ideologici” e prendiamola “sul serio”, cioè nel suo tenore letterale.
Sotto questo profilo, essa non può che essere condivisa.
Prendiamo, ad esempio, l’affermazione “ideologica” per il quale il governo è “il comitato d’affari della borghesia”. C’è forse qualcuno che può ancora condividere una cosiffatta asserzione? Vi sono forse esempi di decisioni assunte dal potere esecutivo e poi recepite, ove necessario, dal legislativo, nell’interesse di qualche persona in particolare, addirittura ad personam, o di qualche centro di potere economico, ovvero di qualche specifica azienda? Scendendo giù per li rami dal livello nazionale a quello degli enti locali, può forse succedere che decisioni di “indirizzo” per quanto concerne uno strumento urbanistico generale siano adottate avendo in mente qualche interesse particolare? O che le previsioni di un piano particolareggiato siano tarate per cercare d’influenzare l’atteggiamento del tale o del talaltro in qualche organo politico collegiale? Chi può credere a queste cose?
Prendiamo l’affermazione “ideologica” per la quale la burocrazia è strumento nelle mani del ceto dominante per mantenere e rafforzare la propria prevalenza. Qualcuno può realmente credere che gli atteggiamenti dei burocrati possano, nei confronti di determinati temi e di determinate questioni, essere improntati a prudenze e circospezioni che non si riscontrano in altri casi e che tali prudenze e circospezioni si usino nei riguardi di vicende che coinvolgono gl’interessi di persone che fanno parte del ceto dominante o che a queste sono legate da vincoli di parentela o di altro tipo? Suvvia, non fantastichiamo. Qualcuno, poi, può forse prestar fede a chi afferma che la politica possa all’occasione influenzare assunzioni, trasferimenti, promozioni, trasformazioni del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato? Dai, su. Per non parlare di quegli eccentrici che se la prendono con Bassanini e con la sua riforma che, tra le altre cose, trasformò un funzionario apicale già dipendente dal Ministero dell’Interno in un funzionario apicale stretto da legame fiduciario al Capo dell’Amministrazione: non è davvero il caso di dar retta a questi cacadubbi.
E ancora, che cosa è questo invenzione “ideologica” di una supposta “giustizia di classe”? E’ forse il caso di dar retta a chi dice che, per i reati le cui vittime appartengono al ceto dominante, vi è risonanza immediata e all’uopo si organizzano a spron battuto pubblici convegni, mentre, nel caso di reati nei quali sono coinvolti come indagati persone che fan parte di quello stesso ceto, può accadere che passino anni senza che se ne parli e può, addirittura, capitare che si attivino meccanismi per far sì che le conseguenze degli eventuali illeciti non ricadano sopra gli autori, ma siano a carico della collettività?
E poi, dulcis in fundo, la creazione giornalistica della criminalità organizzata come uno tra i “poteri forti”, che qualche malato di vecchie ideologie qualifica nientepopodimeno “organica ai meccanismi della accumulazione capitalistica”, se non tout court come una delle forme di “accumulazione primitiva del capitale”. Ancora questi delirii, peggiorati per sovrammercato dalle allucinazioni su supposte infiltrazioni persino in tranquilli e sonnacchiosi paesi di provincia, chissà poi con la compiacenza di chi. E poi, come ha detto giustamente un utente in un commento, vogliamo forse puritanamente opporci all’altrui felicità, magari di qualcuno che se ne sta tranquillo in qualche villa bunker nella provincia di Napoli?
Bonifichiamo le nostre menti, liberiamoci dalle scorie intossicanti di vecchie ideologie; o magari semplicemente aggiorniamoci, sostituendo a vecchi numi tutelari caduti in disgrazia Nietzsche e il nicciano Mencken, per un centrosinistra finalmente à la page.
Anche se a qualcuno può venire il dubbio che con l’acqua sporca sia buttato via anche il bambino.

Una Risposta to “CAPENA: ASPETTI PROBLEMATICI DELL’ECUMENISMO TORRICELLIANO – PARTE SECONDA”

  1. boris Says:

    Si puo’ esser felici in una villa bunker a Napoli? Torricelli e’ sicuramente piu’ Felice

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