CAPENA: BREVI LINEAMENTI DI APOLOGETICA PIDDINA, CON CORREDO DI RELATIVE CONFUTAZIONI

Quantomeno statisticamente anomala nel suo contenuto, la decisione adottata dal (Direttivo del) PD capenate, quella cioè di entrare in Giunta con il PDL e con indipendenti vari di centrodestra, ha aperto una discussione, nel corso della quale, a difesa di quanto deliberato dal predetto Direttivo, è stata messa in campo una molteplicità di strategie argomentative, la cui validità vorremmo ora saggiare.
CAPENA, LA GERMANIA DEL LAZIO (TETESCHI DI LEPRIGNANO)
A. (Affirmatur) La Germania è governata da una coalizione della quale fanno parte due partiti normalmente collocati su opposte sponde, e cioè i socialdemocratici e i popolari, che sono un po’ come il PD e il PDL in Italia.
R. (Respondeo) Il sistema elettorale tedesco non è un maggioritario, ma un proporzionale con sbarramento, ispirato ad una concezione che lascia maggiore libertà di manovra ai partiti nella formazione della coalizioni. Inoltre, in Germania la coalizione fra i due partiti maggiori si è costituita subito all’inizio della legislatura, per far fronte a problemi di governabilità generati dal risultato stesso delle elezioni, mentre a Capena i due partiti maggiori, tramite loro rappresentanti, si sono uniti nel sostegno allo stesso Sindaco e alla stessa Amministrazione a legislatura in corso, dopo il fallimento della Giunta precedente per insanabili divisioni sorte all’interno della stessa e manifestatesi da ultimo con l’uscita dell’UDC dalla maggioranza.
SI UDC, CUR NON EGO?
A. L’UDC fa le stesse cose, anzi fa anche di peggio, quindi noi possiamo fare quello che facciamo.
R. Questa argomentazione da un lato è del tutto insufficiente, perché non spiega per qual motivo occorra porre l’UDC come termine di comparazione e d’ispirazione e non, invece, formazioni politiche che si comportano diversamente dall’UDC e non praticano programmaticamente una politica delle “mani libere”, che porta ora di qua, ora di là; inoltre, è inammissibile quel ragionamento, con il quale il soggetto giustifichi un proprio comportamento adducendo che un altro si comporta o altri si comportano allo stesso modo, giacché la giustificazione del comportamento deve derivare dalle sue caratteristiche intrinseche in sé considerate, non dal fatto che più persone si comportano a quel modo.
PRIMUM FACERE, DEINDE TUTTO IL RESTO
A. Non è importante con chi stai, ma quel che fai.
R. Il ragionamento è logicamente insufficiente, perché, in un contesto nel quale la maggioranza è composta da diverse formazioni, il problema è vedere se quelli con cui stai sono i più idonei per fare quel che vuoi fare: in altre parole, i due aspetti (con chi stai e che cosa fai) non possono essere separati e, anzi, sono uniti, anche perché chi sta in una maggioranza composita non può ovviamente accettare a priori ovvero a scatola chiusa quel che fanno altre componenti della maggioranza (“quel che fai” è anche “ciò che vorresti che i tuoi partner di governo facessero”). Inoltre, proprio da parte piddina si pone l’accento sul fatto che non vi sarebbe stato alcun accordo o alleanza con il PDL o comunque con i partner di governo – ciò che porta ad escludere che vi sia, nel senso proprio del termine, un programma comune, e quindi comuni intenzioni su ciò che vi è da fare – e s’insiste che tutto si reggerebbe sopra un patto stretto con il Sindaco, con la curiosa configurazione di una maggioranza a compartimenti stagni nella quale unico trait d’union è il Sindaco. Si aggiunga ancora che fino al “cambio di maggioranza” le proposte programmatiche piddine (ad es. una maggiore attenzione alla trasparenza degli atti amministrativi o una maggiore attenzione ai beni culturali locali), così come concretamente articolate in istanze propositive rivolte all’Amministrazione dallo stesso centrosinistra, nonché, del resto e molto più, da altre componenti della minoranza, non hanno trovato alcun accoglimento e sono state ignorate. Infine, l’argomento è logicamente fallace perché “mette il carro avanti ai buoi” e rimanda, per giustificare la decisione, ad un fare che si pone nel futuro e quindi ad una mera speranza, ignorando i riscontri negativi del passato prossimo e anche immediato. A dispetto, dunque, del carattere apparentemente “pragmatico” dell’argomentazione, essa si basa sull’inconsistenza di cose meramente sperate e rimanda alla politica come “atto puro” o semplicemente come magia, capace di far scaturire come conigli dal cilindro i “fatti” dalle situazioni più impensate e con i partner più improbabili, come quelli con i quali addirittura si nega espressamente di aver fatto un accordo ovvero stipulato un’alleanza.
LEGITTIMA DIFESA DAI GERARCHI
A. Vogliono costringerci a fare l’accordo con l’UDC.
R. Proprio con riguardo alla scelta quantomeno statisticamente anomala del (Direttivo del) PD di Capena è stato affermato o ribadito, da parte dell’organismo provinciale del partito, il principio dell’esistenza di una sfera d’insindacabile autonomia pertinente ai “circoli territoriali” (già “sezioni”), come quello di Capena, sicché ben potrebbe quest’ultimo circolo rifiutare tanto un accordo con l’UDC quanto il mettersi insieme con il PDL e seguire quindi altre non impensabili strade. Inoltre, proprio l’accordo con l’UDC, ora demonizzato, era stato tentato nella campagna elettorae per le ultime comunali (2009) e si aggiunge anzi che, se tali trattive erano fallite, ciò fu dovuto non ad un’incompatibilità tra PD e UDC a Capena, ma al fatto che la formazione politica centrista volle far fallire le trattative stesse, formulando una proposta provocatoria e inaccettabile circa la persona da candidare a Sindaco.
L’IMPORTANZA DI ESSERE ONESTO
A. Abbiamo fatto un patto con un Sindaco onesto.
R. Una notazione preliminare: non sono forse onesti anche tutti gli altri che fanno parte della Giunta, anche nella sua originaria composizione? Perché insistere su una qualità che il Sindaco condivide con tutti gli altri componenti la Giunta, ai quali, al di là delle critiche politiche anche aspre, nulla è mai stato contestato al riguardo? A parte questo, il fatto è che l’onestà rappresenta uno scontato presupposto dell’agire politico e quindi anche dei patti politici: in sua assenza, non vi è politica, ma qualcosa d’altro sotto le mentite spoglie della politica. Ne consegue l’insufficienza del ragionamento, poiché l’onestà dell’interlocutore è bensì condizione ovvia, necessaria e scontata, ma per nulla sufficiente di un accordo politico o patto politico, che essa non può mai di per sé sola giustificare: una qualità morale, in altri termini, è del tutto insufficiente per giustificare un accordo o patto politico, che presuppone anche il ricorrere di altre condizioni. Nella fattispecie, abbiamo, politicamente, un Sindaco che per circa sette anni ha condiviso responsabilità di governo con (esponenti del)l’UDC e che, di punto in bianco, viene ritenuto interlocutore politico pienamente affidabile da parte del (Direttivo del) PD locale.
VIVA LA FACCIA
A. Se si va a nuove elezioni il PD capenate riperde e resta all’opposizione, tanto vale sistemarsi al governo e fare quello che si ritiene giusto.
R. L’argomentazione trascura che il redde rationem elettorale è solo rinviato, al massimo di un paio di anni e poco più, e che ad esso si arriverà con un ingombrante precedente – che rappresenta una novità assoluta e che condizionerà le stesse alleanze per le elezioni del 2014 -, oltre che dopo la fuoriuscita di alcuni militanti dal partito locale. Inoltre, l’improbabilità o impossibilità di vittoria alle elezioni, supposto che vi sia, non può mai, di per sé, costituire motivazione valida per un accordo o patto politico, trattandosi anzi di una ragione puramente opportunistica che tradisce e implica la fragilità di fondo del patto.
DAR DA MANGIARE AGLI AFFAMATI
A. La gente ha fame di governo e noi dobbiamo darle il cibo che essa si attende.
R. Se è per questo, la “fame di governo” può essere altrettanto soddisfatta da un Commissario Straordinario, che opera senza gl’intralci che possono derivare dal funzionamento di organi collegiali quali Giunta e Consiglio e senza dover rapportarsi ad un’opposizione. L’argomento è poi logicamente insufficiente, perché non dimostra che la via seguita sia quella migliore per corrispondere alla “fame di governo” dei governati, che dovrebbe, nell’ipotesi difesa dagli apologisti piddini, essere soddisfatta da componenti della Giunta tra le quali non è stato neppure stipulato un accordo formale (non vi è alleanza tra PD e PDL – si dice – ma vi è solo un patto con il Sindaco).
VADE RETRO POPOLO
A. Si dice che dovremmo tornare alle urne e sottoporci al giudizio degli elettori, anche e soprattutto nell’eventualità di una nuova alleanza o accordo o patto o come lo vogliamo chiamare senza precedenti storici, ma l’esperienza dimostra che le masse, il popolo, la gente spesso sono decisivamente condizionati nell’espressione del consenso elettorale da basse aspettative di ordine materiale e/o da errori di giudizio circa capacità e qualità morali dei governanti; quindi, di fronte alla prospettiva di un buon governo, che può insediarsi con una semplice manovra di palazzo, senza necessità di previa sanzione elettorale, è da preferirsi la strada che fa a meno di quest’ultimo passaggio, che potrebbe rovinare tutto.
R. Questa linea argomentativa ha un inconveniente di non poco conto: essa fa piazza pulita della “democrazia” e conseguentemente di tutto ciò che ad essa si richiama, compreso quel partito che qualificasse se stesso “democratico”. Se, infatti, sostituendo i grecismi, la democrazia è “potere del popolo” e il partito democratico è “partito per il potere del popolo”, la prospettiva testé illustrata, intrinsecamente e non occasionalmente diffidente nei confronti del popolo, ritenuto troppo sensibile alle sirene del voto clientelare e comunque incapace di giudicare correttamente i governanti e le loro prestazioni, è contraria a tale concezione politica. Non avremmo più, quindi, un “Partito Democratico”, che non avrebbe più alcun senso, ma un “Partito degli Onesti”, o “Partito dei Disinteressati”, o “Partito Aristocratico dell’Onestà”, o “Partito Aristocratico del Disinteresse”, o “Partito degl’Illuminati”. Naturalmente, l’insistenza sulla strutturale e congenita inaffidabilità del popolo, dalla quale discende che le elezioni sono pleonastica e anzi pericolosa farsa, purtroppo imposta dalla legge a scadenza non più che quinquennale, evita, tra l’altro – evocando un presunto vizio costitutivo dei “non illuminati” -, di rispondere al reale quesito che si porrebbe se fosse vero che il popolo è inaffidabile perché esposto al richiamo del voto clientelare, e cioè per qual motivo coloro che si ritengono illuminati hanno consentito che dilagasse un regime tale da inquinare, come essi stessi dicono, pressoché irrimediabilmente il voto.
L’ARMA FINALE E LETALE
A. Ci siete cascati tutti: siamo su “Scherzi a parte”!!!
R. ………………………………………………………………

13 Risposte to “CAPENA: BREVI LINEAMENTI DI APOLOGETICA PIDDINA, CON CORREDO DI RELATIVE CONFUTAZIONI”

  1. boris Says:

    Ogni affermazione avulsa dal suo contesto e’ facile da contrastare . Trendelemburg , in piena sindrome grafomanica , approfitta di ciò per dar spazio al suo disfattismo .

  2. trendelenburg Says:

    Non vedo dove stia il disfattismo. Per quanto concerne la grafomania, il rilievo fa riferimento, qualificandola iperbolicamente, ad una caratteristica evidente e sempre presente dello stile dello scrivente, la quale tuttavia – almeno spero – non nuoce alla chiarezza dell’espressione. Ognuno ha il diritto di scrivere come più gli pare e piace.

  3. Sostiene Pereira Says:

    Ineccepibile disamina, centra il punto, assolutamente calata nel contesto (ad alcuni pare invece si parli di..non so, di noccioline?). Non vedo nessun disfattismo se non il cogliere il cuore della questione, può non piacere a qualcuno, ma se vedo un gatto nero si può parlare quanto si vuole, invocare quanti contesti si vuole (attraversava la strada oppure saliva su un albero o entrava in comune?) ma sempre nero resta! Quindi meno male che c’è il diritto di scrivere come pare e piace, come anche il diritto di non leggere se si fatica.

    • boris Says:

      la strana coppia!

      • boris Says:

        Coppia anche un poco permalosa ! suvvia isolare una frase da un contesto diceva il saggio ..e’ come tirare la pelle dei cosiddetti .. va dove la tiri. !( Si ma fine ad un certo punto mi direte e fa pure male ! ) E un esempio !! e’ un esempio!..

      • trendelenburg Says:

        Non vedo dove sia la permalosità: il dissentire non può essere considerato di per sé solo indice di permalosità. Mi sono infatti limitato a esprimere dissenso circa l’asserito “disfattismo”, così come l’utente Sostiene Pereira si è limitato a dissentire dalla critica formulata nel primo commento dell’utente Boris. Mi sono inoltre limitato a riconoscere che nello stile dello scrivente vi è un’evidente tendenza alla prolissità, che mi sembra tuttavia non nuoccia alla chiarezza, e che questa tendenza è consapevolmente seguita dallo scrivente, al quale sembra anzi che giovi alla chiarezza. Quanto all’isolamento della frase dal contesto, mi sembra una formula piuttosto vuota, se non si specifica quale sia il contesto e come esso influisca sul significato della frase. Nelle osservazioni contenute nel post si dimostra, ad avviso dello scrivente, l’inconferenza di tutta una serie di ragionamenti variamente addotti per giustificare la scelta di affiancarsi ad ex avversari politici nell’Amministrazione; la ragione di fondo è che si ritiene di poter recuperare consenso governando e quindi realizzando cose (che probabilmente chiunque altro avrebbe realizzato), contemporaneamente, tuttavia, rinunciando a tutta una serie di tematiche connesse alla responsabilità politica degli ex avversari politici.

  4. trendelenburg Says:

    Quanto alla “strana coppia”, accade che, quando si esprime un’opinione, alcuni possano dissentire, altri dirsi d’accordo, altri ancora in parte dissentire e in parte essere d’accordo. Capita, nella vita.

  5. Sostiene Pereira Says:

    Caro Trendelenburg, andando oltre, vorrei sottoporre alla sua attenzione un altro elemento, che ritengo pertinente, sulla falsa riga del format da lei proposto, e che rientra nelle strategie argomentative del PD capenate:
    A: Se cade la giunta viene il commissario straordinario e prima di due anni non si va ad elezioni bloccando il paese.
    R:….

    Questa era un’altra argomentazione usata come spauracchio per i più sprovveduti onde giustificare l’ingresso in maggioranza. Ora, se non erro, in caso di caduta e arrivo del Commissario, le nuove elezioni dovrebbero essere svolte alla prima tornata utile, che, sempre se non erro, ci sarà a fine primavera. Poteva dunque Capena approfittare di questa tornata elettorale? In sostanza corrisponde al vero quanto paventato (o minacciato) dal PD capenate?

    • boris Says:

      Si vota prima della scadenza naturale quando non vi e’ maggioranza.. Ogni eletto e’ delegato dalle l’elettore a governare.. Il risultato dell’elezione determina una maggioranza ed una minoranza.. Poi se una maggioranza si rompe e non se ne costituisce un altra all’ interno degi eletti ( tutti eletti per governare !) .. si ricorre alle elezioni !

    • trendelenburg Says:

      In merito all’argomentazione fondata sull’opportunità di evitare un lungo periodo di gestione straordinaria commissariale – argomentazione anch’essa usata dal PD locale per giustificare l’entrata in maggioranza a fianco di ex avversari politici – la perplessità manifestata dall’utente Sostiene Pereira è fondata. Del punto specifico chi scrive si è già occupato in un precedente post sulla durata dell'”interregno commissariale” – post nel quale si è evidenziata la circolazione di diverse “versioni” al riguardo (segue).

  6. trendelenburg Says:

    C’è da aggiungere, tuttavia, alcune considerazioni.
    Allorquando vi è stato l’ampliamento al PD, una minima maggioranza in Consiglio Comunale l’Amministrazione l’aveva, con nove voti su otto. Per arrivare a nuove elezioni a giugno, occorreva dunque, senza por tempo in mezzo, intraprendere un’azione politica volta, se non a far cadere l’Amministrazione con un voto di sfiducia in Consiglio, quantomeno a spingere per le dimissioni sottolineando sia l’azzardo di proseguire con un solo voto di maggioranza, sia il fallimento nel quale si è risolta l’attuale legislatura. Questa azione da parte del PD (unica espressione organizzata del centrosinistra a Capena) è del tutto mancata, poiché da subito è stata fatta una scelta opposta, che poi è stata concretata con l’ingresso in Giunta.

    • boris Says:

      una volta il cetriolo era per l’ortolano … ora sempre e solo per il Pd … che doveva promuovere la mozione per farsela impallinare!!!

      • trendelenburg Says:

        Devo far notare che nel commento dello scrivente alle 8.58 p.m. la presentazione della mozione è presentata in alternativa ad un’altra possibilità (richiesta di dimissioni accompagnata da critica politica) e che, comunque, la mozione di sfiducia può essere presentata congiuntamente dalle forze di opposizione (non si parla affatto di una mozione di sfiducia presentata dal solo PD).

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