CAPENA: PASTINACCI, UNA VECCHIA STORIA

Torna con frequenza alla ribalta la situazione – non ancora del tutto soddisfacente (espressione molto eufemistica) sotto il profilo delle opere di urbanizzazione e della cura di tali opere (come le strade, ad esempio) – del comprensorio di Pastinacci (da ultimo, si veda la sequenza di foto scattate il 14 febbraio scorso pubblicata il giorno stesso alle 22.28 sulla bacheca e nell’album del gruppo Facebook “Capena: I Dimenticati“, relativamente alla situazione delle strade di accesso al comprensorio dopo le recenti abbondanti nevicate).
“Pastinacci” è un caso esemplare per illustrare come scelte compiute in un passato che potrebbe definirsi ormai remoto continuino a produrre i loro effetti a notevolissima distanza di tempo, per l’eredità di problemi che quelle scelte hanno lasciato.
La preistoria del nucleo residenziale attuale vede un “forestiero”, un commerciante di origini calabresi, che verso la fine degli anni ’60 compera, accentrando così la proprietà fondiaria, una serie di appezzamenti in località “Pastinacci”, che avevano allora ovviamente destinazione agricola. A quanto si dice, il Sindaco dell’epoca (un democristiano che fu poi espulso dalla DC e che rivestì la carica di primo cittadino dal 1960 sino ai primi anni ’70) tentò di far approvare un piano regolatore, che per Capena sarebbe stato il primo, il quale, tra l’altro, trasformasse in residenziale il comprensorio in questione, più o meno coincidente con l’insieme di appezzamenti acquistati dal suddetto commerciante o in via di acquisto da parte dello stesso.
Si ha anche memoria di un comizio che all’epoca fu tenuto da due militanti di sinistra, ancor oggi viventi, davanti alla chiesa di Sant’Antonio (in questi comizi gli ascoltatori erano riuniti nella “Conca”, l’attuale via IV Novembre, già appunto via della Conca), nel corso del quale fu denunciata l’operazione immobiliare e fu espressamente ipotizzata la collusione tra il Sindaco e il “forestiero”, che dal Primo Cittadino peraltro era frequentato coram populo (c’è la possibilità, peraltro, che il “forestiero”, che era indicato come in accordo con il Sindaco, fosse non il commerciante calabrese, ma un siciliano, che al calabrese vendette insieme con il Sindaco un appezzamento di terreno del quale i due, il capenate e il siciliano, erano comproprietari).
A quanto sembra, si riuscì a far adottare dal Comune questo piano regolatore, che rendeva edificabile la zona dei “Pastinacci”, ma esso non fu mai approvato dalla Regione. Nel frattempo, tuttavia, chi aveva acquistato, accentrando la proprietà fondiaria, gli appezzamenti contigui, sui quali è poi sorto il nucleo residenziale, e poi i suoi eredi, alienarono, frazionato in tanti appezzamenti di modesta estensione, il comprensorio in questione, che fu dunque lottizzato; e su non pochi di questi appezzamenti si cominciò a costruire, sicché sorse il nucleo “spontaneo”, per il quale si pose la necessità di “recupero” urbanistico. “Pastinacci”, come pure “Colle del Fagiano”, fu dapprima inserito nel piano regolatore in accoglimento di osservazioni presentate da residenti al piano regolatore adottato nel 1978 da un’Amministrazione di centrosinistra, ma ne furono poi stralciati dalla Regione, la quale indicò che il recupero doveva avvenire attraverso uno strumento urbanistico ad hoc, previsto dalla legge regionale n. 28 del 1980, detto “piano di recupero”. Nel 1982 vi fu la prima nomina di un professionista per la predisposizione del “piano di recupero”, che, per Colle del Fagiano, Pastinacci, Selvotta, Rosetoli, Monte Cicchitto, Mola Saracena, fu adottato con deliberazione del Consiglio Comunale nel 1993 e approvato dalla Regione per Rosetoli, Selvotta, Monte Cicchitto, Mola Saracena nel 1998 con deliberazione della Giunta Regionale, mentre Pastinacci e Colle del Fagiano, dopo essere stati stralciati dal piano regolatore generale adottato nel 1978, furono stralciati anche dal piano di recupero adottato nel 1993 e inseriti nella variante generale al piano regolatore adottata nel 1997 e approvata dalla Regione Lazio nel 2001, che tuttora è lo strumento urbanistico generale in vigore per Capena. Nel caso di Rosetoli e di Selvotta, il meccanismo di lottizzazione replicò quello che si era visto per “Colle del Fagiano” : società di capitali (s.r.l., cioè società a responsabilità limitata) acquistarono alcuni ettari e poi li rivendettero frazionati in appezzamenti di modesta estensione; nel caso di Rosetoli, furono il politico locale e il siciliano già prima richiamati che nel 1974 vendettero alla Società il comprensorio che fu poi lottizzato.
Per il solo recupero “formale” dei comprensori, cioè il loro passaggio, nelle previsioni urbanistiche, da agricoli a residenziali, occorsero 23 anni per “Pastinacci” e “Colle del Fagiano” (dal 1978 al 2001) e 16 anni per gli altri (dal 1982 al 1998). Naturalmente, una volta completato l’iter amministrativo per il recupero “formale”, occorre intraprendere quello per il recupero “sostanziale”, con la realizzazione di quelle opere di urbanizzazione che dovrebbero essere presenti ab initio in un comprensorio residenziale, e non seguirne a decenni di distanza il sorgere: la fase del recupero “sostanziale” è ancora in corso e non può certo dirsi esaurita. Mette conto anche il rilevare che situazioni come queste, prima di quello che si è definito “recupero sostanziale” del comprensorio, possono essere contraddistinte anche, e non di rado, da un rischio sotto il profilo igienico-sanitario, per l’assenza di un sistema di adduzione idrica e fognaria, cioè di alcune delle opere di urbanizzazione primaria che sin da principio dovrebbero accompagnare il sorgere di comprensori residenziali, e non seguirli a distanza di tempo.
Consapevole delle conseguenze non di rado devastanti del fenomeno della lottizzazione abusiva, il legislatore italiano ha alfine scelto di colpirlo con la sanzione penale: questo avvenne già sicuramente con una norma contenuta nella cosiddetta “legge Bucalossi” (legge n. 10 del 1977), che fu riformulata e resa più rigida da una norma presente nella legge n. 47 del 1985. Mentre, nel vigore della norma incriminatrice contenuta nella legge n. 10 del 1977, vi erano state incertezze nella giurisprudenza circa la sanzionabilità penale della cosiddetta “lottizzazione abusiva negoziale”, cioè di quella che viene realizzata con il frazionamento e la rivendita di un comprensorio agricolo, senza la realizzazione di concrete opere edificatorie (e ciò è quelllo che avvenne per Colle del Fagiano, Pastinacci, Rosetoli e Selvotta), la legge n. 47 del 1985 configurò senza ombra di dubbio come illecito penale anche la “lottizzazione abusiva negoziale”. Alla luce dei problemi che quest’ultima crea, come dimostra il caso di Capena, appare giustificata la scelta del legislatore di colpire tale fenomeno con la sanzione penale (peraltro, com’è ovvio, per il principio della irretroattività della norma penale incriminatrice, condotte poste in essere prima dell’entrata in vigore della norma penale che configuri un determinato reato non possono, pur manifestandosi conformi alla fattispecie di reato delineata dalla norma, essere configurate come illeciti penali e quindi essere come tali sanzionate).
Va rilevato che i fenomeni di lottizzazione non autorizzata negoziale proseguirono in parte anche quando a Capena, a partire almeno del 1978 e fino al 1985, operò un’Amministrazione Comunale di sinistra, sicuramente estranea agl’interessi in gioco, la quale non sembra, però, aver mai attenzionato il fenomeno, che parrebbe essere continuato indisturbato anche in quel periodo, anche in quei comprensori che, come accadde a Colle del Fagiano, furono ceduti dalla Società lottizzatrice principale a Società satelliti o a queste venduti da privati nei pressi del comprensorio principale e quindi a loro volta lottizzati. E’ chiaro che l’intervento dell’Amministrazione si sarebbe potuto (e dovuto) esplicare prima che il comprensorio lottizzato si trasformasse in nucleo residenziale spontaneo e diventare così oggetto di recupero previsto per legge con oneri per la collettività, ma è probabile che all’epoca non vi fossero né la sensibilità, né la preparazione per affrontare e contrastare fenomeni del genere. Vi era, oltre a quella che si svolgeva nelle sezioni dei partiti e negli “attivi” di qualcuno di essi, una storia parallela, che si svolgeva invece, ad esempio, in ovattati studi notarili e che ha lasciato nelle vicende di Capena tracce ben più visibili ed eredità ben altrimenti “consistenti” dell’altra storia.

2 Risposte to “CAPENA: PASTINACCI, UNA VECCHIA STORIA”

  1. boris Says:

    Vero , tutto vero , ma sindaci ed amministratori sono sempre stati scelti con democratiche elezioni dai cittadini elettori del Comune di Capena. Perché i cittadini si debbono sentire sempre assolti rispetto ad una classe politica che essi votano e hanno consolidato nel corso degli anni ? Basta con la storia del povero popolo che viene amministrato da incapaci o peggio da corrotti . In un piccolo paese si conosce perfettamente per chi si vota e si può scegliere. Se Capena nel corso degli anni ha scelto le varie amministrazioni vuol dire che così voleva la maggior parte dei cittadini .

  2. Sostiene Pereira Says:

    Assolutamente condivisibile il commento di Boris, c’è chi si lamenta ma tanto poi vota sempre gli stessi a volte sperando in un favoretto o perché ricattato

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