LUGLIO 1981: L’INTERVISTA RILASCIATA DA ENRICO BERLINGUER A EUGENIO SCALFARI SULLA “QUESTIONE MORALE”

E’ stato recentemente ristampato per i tipi di Aliberti editore con la prefazione di Luca Telese il testo della notissima intervista di Eugenio Scalfari a Enrico Berlinguer pubblicata sul quotidiano “La Repubblica” del 28 luglio 1981 – passata alla storia per la rivendicazione della “diversità” comunista e per la netta denuncia della degenerazione degli altri partiti (soprattutto DC, PSI e PSDI) da parte dell’allora segretario politico nazionale del PCI.
Se teniamo conto della tradizione di realismo politico che caratterizza il PCI, l’intervista colpisce per la cruda franchezza di molte sue asserzioni e, come c’informa il prefatore, essa, per il durissimo giudizio espresso sugli altri partiti, sconcertò altri dirigenti comunisti, tra i quali l’attuale Presidente della Repubblica e Gerardo Chiaromonte.
Affermava il leader del Partito Comunista Italiano: “molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più“.
A proposito dei partiti della maggioranza governativa di allora: “Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune […] sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss” […] per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora […]”.
A proposito del suo partito, il PCI, dice Berlinguer: “può apparire persino straordinario che un partito come il nostro, che va così decisamente contro l’andazzo corrente, conservi tanti consensi e persino li accresca“; con riguardo all’esperienza dei governi di “unità nazionale”, aggiunge: “a un certo punto ce ne siamo andati sbattendo la porta, quando abbiamo capito che rimanere, anche senza compromissioni nostre, poteva significare tener bordone alle malefatte altrui, e concorrere anche noi a far danno al Paese“.
Sul piano della terapia-diagnosi dei mali italiani, Berlinguer afferma: “la questione morale è il centro del problema italiano […] gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche“; e ancora: “il problema di fondo della democrazia italiana è […] la mancanza di un ricambio di classe dirigente, capace di avviare un rinnovamento reale e profondo“.
Che l’intervista sia “profetica”, come dice il prefatore, è confermato ormai dalla storia: se partiti come DC e PSI non fossero stati, come disse Berlinguer, principalmente “macchine di potere e di clientela“, “Tangentopoli” non avrebbe avuto per essi l’impatto devastante che invece ebbe nel 1992 e negli anni seguenti, con la disintegrazione del PSI craxiano e con la divisione e dissoluzione della “Balena bianca”. Questo esito, naturalmente, ci dice anche che quella di Berlinguer nel 1981 fu “vox clamantis in deserto”.
Che l’intervista sia attuale, nonostante il trentennio trascorso, ce lo dicono le cronache di questi ultimi giorni, con la recentissima raccapricciante vicenda del senatore PD (di ascendenza democristiana) che svaligia il “tesoretto” della fu Margherita, per una ventina di miliardi di vecchie lire o su di lì, senza che il “terzopolista” e cointestatario del conto Francesco Rutelli si accorgesse di nulla (“a sua insaputa”, come spesso accade agli sbadati politici italiani).
Berlinguer, peraltro, non solo azzeccò il giudizio sulla “questione morale”, ma anche quello che si dice fosse da lui espresso privatamente su Craxi “pericolo per la democrazia”; forse, però, non arrivava ad immaginare che Craxi, deceduto latitante in Tunisia, potesse rappresentare un siffatto pericolo anche post mortem, attraverso il suo “protetto” Silvio Berlusconi, che ha squassato dalle fondamenta la democrazia repubblicana italiana e perseguiva e persegue un disegno volto a depotenziare la giustizia penale nei confronti dei “colletti bianchi”, facendo così un grosso favore non alla Mafia, ma alle innumerevoli mafie che come un sudario avviluppano l’Italia.

Una Risposta to “LUGLIO 1981: L’INTERVISTA RILASCIATA DA ENRICO BERLINGUER A EUGENIO SCALFARI SULLA “QUESTIONE MORALE””

  1. boris Says:

    Credo purtroppo che da questa intervista ,malgrado tangentopoli , le cose siano precipitate ed a che gli eredi del Pci di Berlinguer si siano piegati ai famosi costi della politica .Sparare a zero pero ‘ sulla politica e sui partiti non aiutera’ certo la nostra traballante democrazia .. Io credo che i cittadini per essere protagonisti debbano fare uno sforzo per esser piu’ informati magari se non studiando leggendo di piu’. Gramsci scrisse ” studiate , studiate , studiate , un giorno avremmo bisogno di voi !”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: