CAPENA: IMMOBILI INTERESSATI DA MISURE CAUTELARI ADOTTATE E IN DUE CASI POI REVOCATE NEL CORSO DI PROCEDIMENTI PENALI AVVIATI SULLA BASE DI IPOTESI ACCUSATORIE CONCERNENTI UN SUPPOSTO OPERATO DI FIANCHEGGIAMENTO NEL CAMPO DELL’INVESTIMENTO DI UTILITA’ ECONOMICHE DA PARTE DI PERSONE ORIGINARIE DELLA PROVINCIA DI CASERTA NEI CONFRONTI DI LORO COMPAESANO SUPPOSTO PARTECIPE AD ORGANIZZAZIONE MALAVITOSA COMUNEMENTE DENOMINATA CAMORRA

In un recente post su questo blog si è rappresentato, sulla base di notizie attinte a fonte pubblica, che il sequestro di villette a Calamissura, del quale fu fatta menzione in un manifesto pubblicato nel giugno 2009 dal Partito Democratico di Capena sul fondamento di un articolo di giornale, fu effettivamente disposto nel contesto di un procedimento penale avviato per l’ipotesi di reato di lottizzazione abusiva e di altri reati minori.

Non sappiamo se questa ulteriore notizia abbia qualche interesse per il locale PD e per il suo pacioso Segretario, ma alcuni degl’immobili in località “Calamissura” interessati dalla misura cautelare emessa nel 2009 dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Tivoli adesivamente alla richiesta del Pubblico Ministero sono stati inoltre, come si evince da fonte pubblica, insieme con appezzamenti di terreno in località “Casale” e con un appartamento in Piazza della Libertà in Capena e con altri immobili ubicati a Castel Volturno e a Villa Literno, interessati da misure cautelari (sequestri) disposte, e talora poi revocate, nel corso di procedimenti penali avviati sulla base di un’ipotesi accusatoria concernente condotte genericamente e atecnicamente qualificabili di fiancheggiamento o di ausilio nei confronti di persona indagata perché ritenuta dagl’inquirenti coinvolta in un’associazione per delinquere di stampo mafioso radicata in alcuni luoghi della Campania. 

In particolare, si tratta di: 1) un sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. e 12 quinquies e sexies d.l. 306/1992 adottato con provvedimento di una delle sezioni penali del Tribunale di Napoli nel maggio 2010: qualche mese dopo i beni colpiti dalla misura sono stati dissequestrati; 2) un decreto di sequestro preventivo d’urgenza adottato nel febbraio 2011 dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Napoli, convalidato nel marzo 2011 e seguito da restituzione del bene nell’agosto dello stesso anno; 3) una misura di prevenzione adottata ai sensi della legge n. 575 del 1965 dal Collegio per l’applicazione delle misure di prevenzione presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel giugno 2011, della quale si discuterà in un’udienza che si terrà verso la fine del corrente mese di settembre: anche in questo caso la misura adottata potrà essere revocata, com’è avvenuto negli altri due casi.

L’ipotesi accusatoria, in buona sostanza, è che gl’immobili oggetto di sequestro siano stati acquistati grazie a denaro o comunque ad utilità economiche messi a disposizione dal signor P., originario della provincia di Caserta e ritenuto dagl’inquirenti coinvolto in un’associazione a delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis c.p.), precisamente nell’ala della camorra nota come “clan dei casalesi”, che vanta tra i propri associati figure del calibro di Antonio Bardellino (1935-1988), Francesco Schiavone detto “Sandokan” (n. 1953) e Francesco Bidognetti (n. 1951). Gli acquisti non sono stati operati direttamente dal signor P., ma da altre persone, originarie anch’esse della provincia di Caserta e compaesane del signor P., nonchè a lui legate da vincoli di parentela.

Peraltro, nel complesso edilizio realizzato in località “Calamissura” vi è anche, secondo l’ipotesi accusatoria, la cointeressenza di un altro clan camorristico, quello dei Mallardo, con base a Giugliano. In particolare, nelle 570 pagine della richiesta datata 24 giugno 2009 di applicazione di misure cautelari personali e di sequestro preventivo – richiesta formulata da tre Pubblici Ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli dopo indagini relative al clan Mallardo e attualmente pubblicata in Rete in un sito che si occupa di antimafia – figurano tre terreni edificati in via Monte Travicelli (cioè tre terreni con i fabbricati che su ciascuno di essi insistono), che, a quanto si comprende, sono stati comprati dal signor A., indagato nel contesto dell’inchiesta sul clan Mallardo per associazione a delinquere, e poi da lui venduti. A maggio 2011, così come riportato da numerosi mezzi d’informazione e anche in precedenti post su questo blog, sono state concesse diverse misure cautelari personali; le misure cautelari reali furono domandate dai P.M. per un complesso di 245 terreni e 1.750 edifici, del valore complessivo approssimativamente stimato in 500.000.000,00 (cinquecentomilioni) di Euro, più diversi beni mobili (autoveicoli, conti correnti, titoli in deposito, libretti di risparmio postale, polizze assicurative, eccetera): da un articolo datato 27 maggio 2011 sul sito www.internapoli.it si apprende che sono stati posti sotto sequestro circa 900 immobili tra Giugliano e la provincia di Roma, nonché conti correnti e denaro, per complessivi 600 milioni di Euro circa, e che in sede di appello cautelare dinanzi al Tribunale del Riesame sono state rigettate quasi tutte le richieste di dissequestro dei beni.

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