IL PARADOSSO DI WOODY ALLEN

Penso che il crimine renda“: se la memoria non c’inganna, è quanto Woody Allen dice in una delle battute conclusive del suo film, ossia pellicola cinematografica, dal titolo “Prendi i soldi e scappa“.

Premettendo, in ossequio al principio stabilito dall’art. 27, 2° comma, della Costituzione della Repubblica Italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948, che allo stato si tratta di crimini ipotizzati dall’A.G. inquirente e non ancora accertati con sentenza passata in giudicato, la citata opinione espressa da Allan Stewart Konigsberg non può tuttavia non venire in mente leggendo alcune notizie di cronaca, come quella datata 27 maggio 2011 che di sotto viene riportata, reperita all’indirizzo Internet www.internapoli.it/articolo.asp?id=21086

Questa mattina si saprà l’esito del Riesame per Feliciano Mallardo e altre sei persone finite in manette nel blitz di due settimane fa nell’ambito delle due operazioni “Sfregiato” e “Caffè macchiato”. L’unica certezza di ieri è quella che i giudici hanno rigettato quasi tutte le richieste dei legali in merito ai beni sequestrati. Gli affiliati nel Lazio hanno […] messo in piedi attività dal volto pulito, attività proiettate in modo particolare nel settore immobiliare […] anche i potentissimi e “silenziosi” Mallardo di Giugliano hanno ampliato il range degli affari illeciti puntando sul mondo imprenditoriale. E la scommessa della cosca s’è rivelata vincente. Nel giro di pochi anni i Mallardo hanno “colonizzato” una parte del Lazio, privilegiando non il litorale come accaduto per altri sodalizi ma i comuni più vicini a Roma, come Capena, dove s’è registrato un vero e proprio boom della lottizzazione abusiva […] Sequestrati 900 immobili, tra Giugliano e la provincia di Roma, nonché conti correnti e soldi per complessivi 600 milioni di euro. Numeri da capogiro, che restituiscono in maniera sintetica il giro di affari che i Mallardo erano riusciti a mettere in piedi.

L’articolo, al quale appartiene il brano succitato, a nostro avviso erra, laddove dà l’impressione che il fenomeno della lottizzazione abusiva sia “esploso” a Capena in conseguenza d’investimenti di capitali di sospetta provenienza camorristica. Se il fenomeno a Capena indubbiamente è stato incisivo – come dimostra (a prescindere dai precedenti storici come “Colle del Fagiano”, “Pastinacci”, “Rosetole” e “Selvotta”, che già ben poco hanno di “spontaneo” e scaturiscono da operazioni speculative pianificate da poche persone, che, con la rivendita di comprensori aventi destinazione agricola frazionati in numerosi appezzamenti di ridotta estensione, hanno posto le premesse necessarie per l’insorgere di problemi che a distanza di quasi quarant’anni dalla lottizzazione negoziale attuata nelle località menzionate ancora non hanno trovato piena soluzione, in particolare per quanto concerne l’urbanizzazione) anche il fatto che recentemente è stato messo in cantiere il recupero di “nuclei spontanei” (espressione eufemistica, che spesso sta per “nuclei abusivi”, i quali a loro volta non di rado nascono da “lottizzazioni abusive”) in un numero compreso da un minimo di sei ad un massimo di sedici – le radici del fenomeno sono endogene, come dimostra il fatto che, Calamissura a parte, gli altri casi dei quali si è saputo vedono coinvolti personaggi locali, e non persone originarie della Campania e secondo l’ipotesi di accusa legate ad ambienti di camorra. Non era, tuttavia, al di fuori del prevedibile che un orientamento forse un attimino rilassato per quanto riguarda la gestione del territorio nelle zone agricole potesse prima o poi inconsapevolmente offrire occasione di redditizio investimento anche per capitali di sospetta provenienza illecita.

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