BUONE LETTURE: IL CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI PUBBLICI

E’ accessibile tramite link sulla homepage del sito Web del Comune di Capena il “Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni“, adottato con decreto ministeriale datato 28 novembre 2000 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 84 del 2001.

Il Codice in questione si compone di quattordici articoli e traccia il profilo del dipendente pubblico ideale, che deve coincidere con la figura reale del medesimo.

Ogni articolo del Codice è meritevole di attenta riflessione, ma qui e per il momento vorremmo limitarci a segnalare il disposto del primo comma dell’articolo numero 8, rubricato “Imparzialità“, ove è previsto che il pubblico dipendente, nell’adempimento della propria prestazione lavorativa e dunque nell’espletamento delle proprie funzioni, “assicura la parità di trattamento tra i cittadini“, cosicché non siano rifiutate né accordate ad alcuno “prestazioni che siano normalmente accordate o rifiutate ad altri“: è questa l’essenza di quel che viene qualificato “parità di trattamento”.

Supponiamo che, come a prima vista parrebbe verosimile, nell’area semantica del termine “prestazioni” sia ricompresa anche l’emanazione di provvedimenti di natura concessoria o autorizzativa, quali sono adottati in settori come, ad esempio, quello dell’edilizia e dell’urbanistica.

Poniamo altresì, in via d’ipotesi astratta (ex suppositione o ex hypothesi, come dicevano gli Scolastici), il caso di un terreno agricolo sul quale sorgano autolavaggio e bar (situazione ipotizzabile in quanto rientrante nell’ambito del “campo logico dei possibili”): ove ciò sia stato consentito ex ante o almeno apparentemente ex ante con provvedimento amministrativo, l’art. 8, 1° comma, del “Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni” esige che su qualsiasi terreno agricolo debba, qualora naturalmente vi sia una richiesta in tal senso da parte del soggetto legittimato, consentirsi formalmente che possano sorgere autolavaggio e bar? ovvero vi sono situazioni nelle quali si richiede, per circostanze e motivazioni le più varie, che debba farsi applicazione di uno ius singulare, inestensibile al di là del caso singolo (ciò che ci porterebbe ad un problema ancor più profondo, quello relativo al valore e alla portata del principio di generalità delle norma)?

Tali interrogativi sono posti senza naturalmente trascurare il lato socratico-cognitivo della questione astrattamente prospettata, e cioè sul piano normativo la problematica attinente all’interpretazione/esegesi delle N.T.A. (Norme Tecniche di Attuazione) e su quello storico la possibilità che un’eventuale apparente singolarità trovi esplicazione e fondamento in una concessione in via di sanatoria, quindi in una legittimazione post factum, non già ex ante.

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