CAPENA: LE LEGITTIME SODDISFAZIONI DEI “BEATI POSSIDENTES”

Nell’interrogazione avente ad oggetto “ripetitori telefonici”, presentata l’11 gennaio 2011 con il numero 347 al protocollo comunale dal Consigliere Comunale Angela Montereali e pubblicata con il numero 35 nella sottosezione “Le Mie Battaglie in Comune” della sezione “Filo Diretto con il Consigliere Angela Montereali” del sito Internet del “Movimento Capena Anno Zero” – a tutt’oggi, a quanto parrebbe, senza risposta – si afferma tra l’altro che “i terreni dove si trovano i ripetitori N° 2 e 3 sono riconducibili ad uno stesso consigliere della presente e passata amministrazione“.

Naturalmente, non vi è, in capo alle parti di un contratto di locazione o affine, alcun obbligo di dare spiegazioni, tantomeno spiegazioni pubbliche, su quello che in sé è un rapporto contrattuale del tutto lecito tra soggetti interprivati (una Società che gestisce impianti di telecomunicazioni e il proprietario di un terreno).

Vi è, invece, obbligo, da parte del Comune, di dare, ad un Consigliere Comunale le informazioni che richieda in merito al procedimento amministrativo espletato per consentire l’installazione di un’antenna-ripetitore.

E’ poi del tutto lecito, in sede politica, sollevare interrogativi come quelli formulati nella sopra menzionata interrogazione. Ad esempio, per qual motivo non è accaduto che l’antenna-ripetitore (in particolare, nel caso concreto di cui alla succitata interrogazione, i due ripetitori individuati rispettivamente con i nn. 2 e 3) sia stata installata in un terreno appartenente all’ente locale, in modo da assicurare non una comoda rendita ad un privato, ma preziose entrate per casse pubbliche in sempre maggiore difficoltà.

A Capena, poi, il principale proprietario fondiario è, attualmente, l’Università Agraria, alle cui asfittiche casse farebbero un gran bene i soldi di un eventuale canone.

E’ poi legittimo chiedersi per qual motivo, di tre antenne-ripetitori sul territorio comunale, due sono state installate su terreni riferibili, se non proprio alla stessa persona fisica, almeno allo stesso gruppo familiare (quanto affermato dal “Movimento Capena Anno Zero” nell’interrogazione e in precedenti prese di posizione non ha incontrato, finora, alcuna smentita, per quanto ci risulta): anche statisticamente la cosa sembra curiosa, tenendo presente che il territorio comunale di Capena si estende per 2.945 ettari.

Allo stesso gruppo familiare, se non proprio alla stessa persona fisica, è riferibile la proprietà dei locali che ospitano l’esercizio commerciale recentemente aperto al piano terra dell’edificio in località “San Marco” lungo la Provinciale, nel quale, fino a qualche tempo fa, avevano sede uffici e locali di esposizione della Edilcomplementi s.r.l.

Al riguardo, ha presentato un’istanza/interrogazione, assunta al protocollo comunale il 13 aprile 2011 con il numero 6105 e pubblicata nella sezione “Interrogazioni e istanze” del sito Internet del movimento “Il Maestrale”, il Consigliere Comunale Alessandro Ristich, ponendo l’attenzione sull’ubicazione dell’esercizio in questione, il quale rientra nel novero di quelli che, con termine di derivazione anglosassone, sono qualificati “bar” e che con parola non straniera, gradita in una prospettiva puristica alla Basilio Puoti, erano una volta indicati come “mescite” – termine che, tuttavia, richiama solo una e non la più importante delle attività che si svolgono nei “bar”.

Il bar o mescita di cui si tratta è accessibile dalla via Provinciale Capena-Morlupo. Dal lato sul quale si trova l’edificio in questione, in direzione del centro abitato di Capena capoluogo, per decine e decine di metri non vi è un marciapiedi vero e proprio, né esso vi è, dallo stesso lato, nella direzione di chi vada verso la Tiberina (vi è marciapiedi dall’altro lato della Provinciale per chi venga dal centro abitato ed è seguito da uno slargo poco prima del bivio di San Marco – slargo che da non molto tempo ospita un’edicola).  Strisce pedonali attraversano la Provinciale qualche decina di metri prima del bivio di San Marco, non tuttavia proprio in corrispondenza dell’edificio nel quale è stata aperta l’attività di cui sopra. Il tratto di Provinciale sul quale si affaccia l’edificio in questione è generalmente percorso da automobili abbastanza lanciate, avendo preso velocità sia nella direzione dell’uscita dal centro abitato, che nella direzione verso il centro abitato, pur se in quest’ultimo caso rallentate dalla salita; quanto all’accesso al (parcheggio del)l’esercizio commerciale in questione e al discessus da esso tramite autoveicoli, è richiesta ovviamente cautela, poiché lo sbocco sulla Provinciale, con visuale non amplissima, di chi esca con l’automobile da detto parcheggio, e così ovviamente l’ingresso, sono ubicati poco dopo una curva disegnata dalla Provinciale nella direzione che va verso il centro abitato di Capena, in un tratto nel quale gli autoveicoli sono in genere abbastanza lanciati, pur se rallentati dalla pendenza della strada, avendo percorso il lungo rettilineo del nuovo tracciato della Provinciale che negli anni ’70 del ‘900 prese il posto della antica via di San Marco, in seguito all’esproprio di una striscia di terreno, che incise per lo più su proprietà Calicchia. Pare, secondo un’interpretazione che a prima vista non manca di verosimiglianza esaminato lo stato dei luoghi, che l’ubicazione – assai vicina alla sede stradale della Provinciale e quasi a ridosso della stessa, mentre poteva essere ben più arretrata rispetto alla medesima strada – dell’edificio, al cui piano terra è stato aperto l’esercizio commerciale di cui sopra, sia dovuta alla preoccupazione che all’epoca nutriva la famiglia proprietaria, diversa da quella testé cognominalmente menzionata, circa gli espropri per la costruzione del nuovo tratto della Provinciale.

E’ comunque augurabile che le aumentate possibilità di consumo di determinati alimenti liquidi e solidi causate dal gradito  e GDP-growing friendly diffondersi di mescite e di rivendite di sorbetti e di dolciumi nel territorio comunale siano controbilanciate, in una prospettiva di medicina sociale preventiva e di controllo del tasso glicemico e di altri tassi nella popolazione, dal contemporaneo diffondersi di possibilità di sollecito moto fisico idoneo a bruciar non poche calorie, in condizioni ovviamente di sicurezza rispetto al traffico autoveicolare. Al riguardo il bilancio è piuttosto scarso e, se si eccettua via dei Ciclisti sulla cui celebre pista ciclabile ogni tanto viene avvistato qualche solitario praticante del cosiddetto jogging, italianamente corsa, non c’è molto a disposizione; sui terreni della sottozona F5 (il “verde privato”) non pare che siano mai stati, come pure consentito dalle N.T.A, costruiti impianti sportivo-ricreativi (s’intende di proprietà privata), essendo sempre, a quanto parrebbe, stato sfruttato l’indice di edificabilità previsto per detta sottozona al fine di fabbricarvi, così come peraltro consentito dalle N.T.A., case di abitazione; carente poi sembrerebbe l’attuazione delle previsioni della variante generale al p.r.g. approvata dalla Regione Lazio nel 2001 per quanto riguarda la sottozona F1 (verde pubblico).

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