CAPENA: LO STUPORE, RADICE D’INTERROGATIVI FILOSOFICI E NON SOLO

Si dice che lo stupore, come capacità di straniarsi dai dati immediati dell’esperienza sensibile e quindi di porsi domande su di essi, sia alla radice degl’interrogativi filosofici. Rientra tra le peculiarità della persona umana quella di poter problematizzare anche la totalità dell’esperienza sensibile, o, oggettivamente parlando, il mondo, chiedendosi: perché c’è qualcosa anziché il nulla?

Oltre a quesiti di tale profondità e di così ampia portata, occorre riconoscere all’essere umano anche la capacità d’interrogarsi su aspetti di gran lunga più banali: di chiedersi, ad esempio, se alcuni dati cronologici siano casuali o meno, se apparenti correlazioni siano casuali o meno; nonché la capacità di porre domande su basi “controfattuali”: di chiedersi, cioè, che cosa sarebbe successo se, anziché una certa eventualità, se ne fosse verificata un’altra.

Ecco, proprio alcuni dati relativi alle vicende evocate nel post “Capena: prospettazione riassuntiva d’inconvenienti marginali” sono idonei a suscitare uno stupore filosofico, portatore d’inevitabili interrogativi.

Prendiamo in esame la vicenda che minuziosamente ci descrive il Tribunale della Libertà di Roma nel suo provvedimento datato 16 ottobre 2009. Quante cose ci stupiscono filosoficamente e quanti interrogativi sorgono!

Vorrei cominciare da un dato cronologico. La vicenda, così come esposta nel provvedimento, comincia nel novembre 1999: mi sovviene che da alcuni mesi nel novembre 1999 non era più in carica l’Amministrazione Comunale in cui Roberto Barbetti era Sindaco e Carlo Rosi Assessore all’Urbanistica e mi chiedo se questa correlazione cronologica sia ascrivibile al caso o abbia un suo più o meno recondito o più o meno banale senso. Insomma, volendo porre controfattualmente la cosa: se ci fossero stati Roberto Barbetti Sindaco e Carlo Rosi Assessore, quei progetti edilizi, per i quali furono rilasciate nel 2000 e nel 2001 le concessioni elencate nel provvedimento del Tribunale del Riesame, sarebbero passati più facilmente, meno facilmente o non sarebbero passati affatto?

Mi sovviene che all’inizio del 2000 fu soppressa la commissione edilizia comunale, per risparmiare sulle spese. Interrogandosi controfattualmente, è legittimo chiedersi: se ci fosse stata ancora la commissione edilizia comunale (organo consultivo, al quale è demandato un parere), quei progetti sarebbero stati più facilmente o meno facilmente approvati? Naturalmente, questa domanda può porsi controfattualmente anche per tutti i progetti in generale presentati dopo la soppressione della commissione edilizia comunale.

A quanto pare, gl’immobili colpiti da sequestro a Capena nell’operazione anticamorra, della quale si è dato conto in uno dei precedenti post, sono in località Calamissura: proprio per un appezzamento di quasi dieci ettari in quella località fu presentato, quando c’era l’Amministrazione con Roberto Barbetti Sindaco e Carlo Rosi Assessore, un progetto, per il quale non fu data approvazione (solo perché mancò il tempo di darla o forse per qualche altro motivo?). Questo appezzamento ha forse a che vedere con l’operazione immobiliare a Capena alla quale fanno riferimento gli articoli sul maxisequestro recentemente eseguito su impulso di una Direzione Distrettuale Antimafia campana in diversi comuni della provincia di Roma? Questo appezzamento è lo stesso cui fa riferimento il sequestro menzionato nel manifesto datato 16 giugno 2009 del PD di Capena? Controfattualmente, i progetti presentati per l’appezzamento in questione sarebbero stati più o meno facilmente approvati in presenza della commissione edilizia comunale? 

E ancora: se ci fossero stati Roberto Barbetti Sindaco e Carlo Rosi Assessore all’Urbanistica anche dopo il giugno 1999, oggi ci troveremmo a dover, dopo aver recuperato Colle del Fagiano, Pastinacci, Rosetoli, Selvotta, Montecicchitto e Mola Saracena, recuperare altri “nuclei spontanei” in una quantità che potrebbe forse andare dai sei ai sedici?

Più in generale: la “catena di comando” a livello politico può in qualche modo influire sull’esito di procedure amministrative? Ha un senso parlare di “responsabilità politica”? I Responsabili del Servizio agiscono e si determinano in un vuoto pneumatico e in compartimenti stagni rispetto al livello politico? Se si mena vanto politico per le “grandi opere pubbliche”, non si dovrebbe all0ra assumere responsabilità politica per vicende poco commendevoli che includano decisioni amministrative? Se viene rilasciata una concessione edilizia in sanatoria “del tutto illegittima” (cfr. provvedimento datato 16 ottobre 2009 del Tribunale del Riesame di Roma), c’è una responsabilità politica o non c’è una responsabilità politica? Se non c’è una responsabilità politica, le “grandi opere pubbliche” non dovrebbero ascriversi a merito esclusivo delle ditte appaltatrici e dei responsabili del procedimento? Se la Cassazione (la Cassazione) scrive, come riportato nel provvedimento adottato dal Tribunale del Riesame in sede di rinvio dalla Cassazione stessa, che “gli elementi costitutivi di tale fattispecie (cioè della fattispecie del reato di lottizzazione abusiva) emergono con particolare evidenza dalla ricostruzione della vicenda edificatoria contenuta nell’ordinanza del Tribunale del riesame…concretatasi nella realizzazione di numerosi fabbricati ad uso residenziale in contrasto con la destinazione agricola attribuita dagli strumenti urbanistici locali all’area di ubicazione degli immobili” c’è qualche ulteriore responsabilità, oltre a quelle che si pongono sul piano giuridico e quindi penali e civili? E se il Tribunale del Riesame nega la buona fede al subacquirente di un’unità immobiliare del comprensorio posto sotto sequestro perché la lottizzazione abusiva è evidente e la Cassazione parla di fattispecie di reato che emerge “con particolare evidenza“, chi, nella migliore delle ipotesi, non si è accorto di niente non ha una qualche forma di responsabilità, pur non giuridica?

Penso che sia del tutto lecito porsi questi interrogativi. E’ nella natura umana la capacità di porseli.

Quanto alle risposte, non so se siano così ardue da dover lasciare ai posteri la sentenza.

3 Risposte to “CAPENA: LO STUPORE, RADICE D’INTERROGATIVI FILOSOFICI E NON SOLO”

  1. remocontro Says:

    Barbetti e’ stato uno dei sindaci meno amati di Capena.

  2. remocontro Says:

    Tu che sei un gran conoscitore della vita politico amministrativa locale puoi dare un giudizio od un voto agli ultimi Sindaci di Capena

    • trendelenburg Says:

      Non mi ritrovo nel dare una valutazione, tanto più se riassunta numericamente, centrata su una figura che è pur sempre solo un elemento dell’insieme; o anche, volendo estendere la prospettiva all’intera Amministrazione, nel dare una sintetica valutazione di un complesso flusso storico come l’operato della medesima.
      Trovo più stimolante una prospettiva di “storia controfattuale”: immaginare come sarebbe (ridotta) Capena oggi se non ci fosse stato il felice incidente dei quattro anni di amministrazione di centrosinistra tra il 1995 e il 1999 con il risanamento economico e amministrativo che ha realizzato, se la variante generale al p.r.g. fosse stata predisposta da una diversa Amministrazione, se certe operazioni non avessero dovuto attendere la seconda metà del 1999 per partire, eccetera eccetera…

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