CAPENA: NOTIZIE DI FONTE WEB SU PROCEDIMENTO PENALE IN FASE D’INDAGINI PRELIMINARI ALLA DATA DEL 16 OTTOBRE 2009 IN MERITO A REATI URBANISTICI COMMESSI SECONDO L’IPOTESI ACCUSATORIA IN TERRITORIO DI CAPENA

Il 25 gennaio 2010 fu pubblicato su un sito Web specializzato in diritto urbanistico e dell’ambiente, lexambiente.it,  e ivi è tuttora leggibile un provvedimento emesso in data 16 ottobre 2009 dal Tribunale Penale di Roma, Sezione Riesame, a seguito d’impugnazione proposta ex art. 322 del codice di procedura penale (c.p.p.) avverso decreto di sequestro preventivo assunto ex art. 321 c.p.p. dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) presso il Tribunale di Tivoli su richiesta del Pubblico Ministero (P.M.) in relazione ad un’indagine per lottizzazione abusiva in territorio di Capena.

Premesso che l’ipotesi accusatoria ha, ai sensi dell’art. 27, 2° comma, della Costituzione, la forza di scalzare la presunzione d’innocenza solo allorquando è confermata in sentenza di condanna passata in giudicato ovvero definitiva, i fatti diffusamente esposti nella motivazione del provvedimento così come sopra adottato dal Tribunale del Riesame di Roma in sede di giudizio su impugnazione avverso misura cautelare reale meritano di essere esposti per sommi capi, come premessa ad alcune riflessioni.  

Deve anzitutto rilevarsi che i reati, oggetto dell’indagine in questione, sono reati urbanistici e il principale tra essi è quello di lottizzazione abusiva, previsto dall’art. 30 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 e sanzionato dall’art. 44 dello stesso d.P.R.

Duole poi osservare che, tra gl’indagati, vi è, oltre ai quattro proprietari delle aree lottizzate, anche persona che, all’epoca dei fatti, era Responsabile del Servizio presso il Comune di Capena e che, se ben intepretiamo il testo del provvedimento giudiziario in questione, era, alla data in cui esso fu adottato, indagato come concorrente in tutti i reati contestati ai quattro proprietari delle aree lottizzate.

Secondo la ricostruzione che della fattispecie concreta fa il summenzionato provvedimento pubblicato sul sito Web lexambiente.it, tra il 2000 e il 2001 su quattro lotti confinanti l’uno con l’altro, estesi un ettaro ciascuno e aventi nello strumento urbanstico generale vigente destinazione agricola (sottozona E/1), sono rilasciate concessioni edilizie per la costruzione, su ognuno dei lotti, di un fabbricato di civile abitazione e di un fabbricato agricolo (annesso agricolo pertinenziale); nel luglio 2003 ciascuno dei proprietari dei quattro lotti contigui presentava una D.I.A. (Denuncia d’Inizio Attività) relativa alla modifica della divisione interna del locale interrato nei fabbricati destinati a civile abitazione; poi, nel dicembre 2004 ciascuno dei proprietari dei quattro predetti lotti contigui presentava domanda di sanatoria avente ad oggetto cambi di destinazione d’uso abusivi realizzati attraverso ristrutturazione dei fabbricati edificati in forza delle concessioni edilizie rilasciate nel 2000-2001.

Secondo quanto si riporta sempre nella motivazione dell’anzicitato provvedimento, si era venuta così a configurare una lottizzazione abusiva: i quattro fabbricati con assentita destinazione residenziale unifamiliare erano diventati unità trifamiliari (dodici unità residenziali anziché quattro) e i quattro fabbricati con assentita destinazione pertinenziale agricola (i quattro annessi agricoli) erano diventati in tre casi fabbricati residenziali bifamiliari e in un caso un fabbricato residenziale unifamiliare, per un totale di diciannove unità residenziali su quattro ettari di terreno agricolo, sul quale, per la previsione di p.r.g., erano consentite solo costruzioni finalizzate alla conduzione agricola, l’assenso alle quali è subordinato alla redazione di un programma di utilizzazione agricolo-aziendale redatto da professionista abilitato nel settore e da trasfondersi in convenzione soggetta all’approvazione da parte del Consiglio Comunale.

Nella motivazione del provvedimento de quo agitur si dice anche che nelle domande di sanatoria presentate nel dicembre 2004 era contenuta un’attestazione palesemente falsa circa la data di compimento delle opere abusive di cui si chiedeva la sanatoria: la data asserita circa il completamento delle opere abusive nelle domande di condono (25 marzo 2003) è infatti addirittura anteriore a quella di presentazione delle D.I.A. nel luglio 2003.

Aggiunge il provvedimento in questione che sono state realizzate nel comprensorio di cui si tratta, in assenza di qualsiasi documento autorizzativo, anche n. 5 piscine interrate in muratura e n. 2 locali ad uso garage.

Nel provvedimento si osserva che la ratio della norma che ha introdotto il reato di lottizzazione abusiva consiste nell’impedire che il potere comunale di effettuare le scelte di programmazione urbanistica sia compromesso con la sua sostanziale espropriazione a beneficio di privati e, inoltre, nell’impedire la nascita di insediamenti residenziali e di agglomerati edilizi privi delle infrastrutture primarie e secondarie necessarie per la loro integrazione urbanistica, con conseguente imposizione ai comuni di ingenti spese per le dotazioni infrastrutturali. In altre parole, la realizzazione di un nuovo insediamento abitativo non consentito dallo strumento urbanistico generale determina un ostacolo alla futura programmazione urbanistica, nonché un incremento del carico urbanistico, che necessita di un adeguamento degli standards.

Si osserva ancora nel provvedimento di cui si tratta che “le moltiplicate possibilità di insediamento di nuclei familiari in una zona rurale come quella in questione, travalicanti di gran lunga i limiti fissati dalle concessioni originariamente rilasciate ai quattro proprietari dei lotti poi abusivamente trasformati, costituiscono un fattore che, per la sua oggettività, determina, oltre che un indubbio deturpamento del paesaggio, un inevitabile aggravio del carico urbanistico, implicando un ineludibile onere di adeguamento delle opere di urbanizzazione concernenti i servizi“.

Ancora, nella motivazione del provvedimento succitato si dice che la concessione in sanatoria rilasciata nel 2006 ad uno dei lottizzatori deve ritenersi illegittima e che la stessa Cassazione, in una pronuncia resa nel luglio 2009 a seguito d’impugnazione di precedente provvedimento emesso dal Tribunale del Riesame di Roma in sede d’impugnazione della misura cautelare reale disposta dal GIP di Tivoli, ha riconosciuto che nella fattispecie sussiste il fumus del reato di lottizzazione abusiva, atteso che la vicenda edificatoria di cui si tratta si è concretata “nella realizzazione di numerosi fabbricati ad uso residenziale in contrasto con la destinazione agricola attribuita dagli strumenti urbanistici locali all’area di ubicazione degli immobili“.

Nel provvedimento datato 16 ottobre 2009 del Tribunale del Riesame si rileva che vi sono, nella fattispecie, segni visibili e permanenti sintomatici di una lottizzazione abusiva – segni tali che non può riconoscersi buona fede neppure in capo ad un subacquirente dei lottizzatori: in particolare, tali segni consistono, tra l’altro, nella “presenza di un locale tecnico interrato per ricovero di serbatoi di riserva acqua potabile e di un impianto di potabilizzazione dell’acqua raccolta dal pozzo esistente, nonché di un serbatoio interrato per GPL a servizio degli otto fabbricati edificati: locali e impianti, evidentemente, realizzati in luogo e in assenza delle condutture idriche, del gas e fognarie che avrebbero dovuto supportare una lottizzazione debitamente autorizzata dalla P.A.“.

In conclusione, il Tribunale del Riesame conferma il sequestro preventivo disposto da GIP di Tivoli su richiesta del P.M. procedente.

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