CAPENA: PROBLEMATICHE RELATIVE ALLA VALUTAZIONE DEL PERSONALE NELLA DISCUSSIONE CONSILIARE

Nella sezione “In Comune” del sito Internet del “Movimento Capena Anno Zero”, con riguardo al punto n. 3 all’ordine del giorno del Consiglio Comunale del 17 febbraio 2011 – punto relativo alla modificazione dei criteri generali per l’adozione di un nuovo regolamento disciplinante l’ordinamento degli uffici e dei servizi e quindi alla modificazione di quanto precedentemente deciso in materia con deliberazione del C.C. n. 37/2010 – si offre un resoconto dell’intervento della Consigliera Angela Montereali sull’argomento in questione e della sua interlocuzione con il Sindaco al riguardo.

Il punto sul quale si sofferma la Montereali non è affatto di lana caprina, ma è di rilievo. Secondo quanto sembra affermare la Consigliera nel suo intervento al C.C. del 17 febbraio 2011, nel corso della discussione svoltasi durante il Consiglio Comunale del 19 novembre 2010 si era detto, in relazione al punto n. 11 dell’articolato che in quella sede fu approvato e in seguito ad un’espressa richiesta di chiarimento da parte della stessa Consigliera, che il Comune di Capena – conformandosi sul punto a quanto previsto dal cosidetto “decreto Brunetta” (decreto legislativo n. 150 del 2009), pur essendo l’ambito di applicazione del medesimo decreto esteso a Ministeri e ad Enti statali, ma non ai Comuni – con l’adozione del nuovo regolamento per l’ordinamento degli uffici e dei servizi istituiva il cosiddetto “Organismo indipendente di valutazione” in relazione al proprio personale.

Se ben s’intende l’intervento della Consigliera Montereali al C.C. del 17 febbraio 2011, sul punto in quest’ultimo Consiglio è stata proposta (e approvata, supponiamo) una modifica di quanto deliberato nel C.C. del 19 novembre 2010: se ben comprendiamo, infatti, un organismo di valutazione rimane, ma cambiano i criteri di composizione e quindi, nel complesso delle nuove previsioni relative al suddetto regolamento approvate nel C.C. del 17 febbraio 2011, l’organismo di valutazione (s’intende valutazione del personale dipendente del Comune) non è più composto secondo i criteri previsti dall’art. 14, 8° comma, del d. lgs. 150 del 2009, salvo comunque il fatto che, come precisa l’interlocutrice della Montereali, una disciplina di dettaglio sarà dettata con un futuro regolamento.

La Consigliera Montereali – e non sembra avere tutti i torti – ravvisa una contraddizione a livello motivazionale. Nel testo della delibera proposta all’esame del Consiglio al terzo punto all’o.d.g. dell’adunanza del 17 febbraio u.s., infatti, si dice, con riguardo al punto n. 11 dell’articolato che era stato presentato al C.C. del 19 novembre 2010, che in tanto tale punto era stato formulato, in quanto si riteneva che ne fosse obbligatoria l’applicazione anche per i Comuni, ma la Montereali ricorda che nella discussione al C.C. del 19 novembre 2010 era già stata affermata chiaramente la facoltatività dell’adozione della disciplina al riguardo dettata dal “decreto Brunetta” (e cioè già all’epoca si era detto che non era obbligatorio anche per i Comuni quanto in esso è previsto per l’organismo indipendente di valutazione).

Il profano non trova elementi in grado di dare immediata giustificazione all’opinione sopra esposta circa l’estensione dell’ambito di applicazione delle norme contenute nel c.d. “decreto Brunetta”, in esse compresa quella relativa all’organismo indipendente di valutazione (l’opinione cui ci riferiamo è quella che la Montereali sembra riferire, non attribuendola a sé: “lei mi rispose che, nonostante la legge Brunetta non si riferisse ai Comuni, ma fosse applicabile solamente ai Ministeri, agli Enti dello Stato e agli Enti pubblici […] “: è, dunque, un’affermazione con la quale la Montereali, stando al resoconto pubblicato nella sezione “In Comune” del sito Internet del “Movimento Capena Anno Zero” con riferimento alla discussione del punto n. 3 all’o.d.g. del C.C. del 17 febbraio 2011, attribuisce ad altri un’asserzione circa l’ambito di applicazione del “decreto Brunetta”). Stabilisce al riguardo l’art. 1 del d. lgs. 150 del 2009 che “le disposizioni del presente decreto recano una riforma organica della disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165“;  a sua volta, l’art. 1, 1° comma, del d. lgs. n. 165 del 2001, cui rinvia la testé citata norma del “decreto Brunetta”, recita: “Le disposizioni del presente decreto disciplinano l’organizzazione degli uffici e i rapporti di lavoro e di impiego alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche […]”; il secondo comma dello stesso articolo precisa: “Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300“; l’art. 2, 2° comma, del d. lgs. n. 165 del 2001 recita: “I rapporti di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono disciplinati dalle disposizioni del capo I, titolo II, del libro V del codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa, fatte salve le diverse disposizioni contenute nel presente decreto, che costituiscono disposizioni a carattere imperativo“. Non sappiamo poi se, nelle more tra l’approvazione del “decreto Brunetta” e la data (17 febbraio 2011) del C.C. in cui si è svolta la discussione della quale si riferisce nella sezione “In Comune” del sito Internet del “Movimento Capena Anno Zero”  siano intervenute modifiche normative sul punto relativo all’ambito di applicazione delle norme contenute nel “decreto Brunetta”.

La discussione non è di lana caprina, poiché l’intento del legislatore, nel dettare la disciplina di cui al decreto legislativo n. 150 del 2009, è stato, tra l’altro, anche quello di cercare di sottrarre il più possibile quanto attiene alla valutazione del personale dall’eventuale influenza del livello politico ed è quindi senz’altro buona cosa che i princìpi e i criteri adottati a tal fine da detto d. lgs. siano applicati a tutti i livelli della P.A. 

Stabilisce significativamente il già richiamato art. 14, 8° comma, del “decreto Brunetta”: “I componenti dell’Organismo indipendente di valutazione non possono essere nominati tra soggetti che rivestano incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali ovvero che abbiano rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza con le predette organizzazioni, ovvero che abbiano rivestito simili incarichi o cariche o che abbiano avuto simili rapporti nei tre anni precedenti la designazione.

Per portare un altro esempio di disposizione che tende a contenere l’eventuale invadenza della politica, nel capo II del “decreto Brunetta”, relativo alla dirigenza pubblica, l’art. 37 afferma esplicitamente che tra le finalità della disciplina dettata per la dirigenza pubblica dal d. lgs. n. 150 del 2009 vi è quella di “rafforzare il principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza.

Meritano attenzione anche alcune motivazioni che appaiono nell’interlocuzione con la Montereali durante la discussione del punto n. 3 all’o.d.g. del C.C. del 17 febbraio 2011. Tra le motivazioni del cambiamento rispetto a quanto deliberato nel C.C. del 19 novembre 2010 compaiono, con perplessità della Montereali, anche i costi, ma già l’art. 14, 1° comma, del “decreto Brunetta” prevede che ogni amministrazione si dota di un organismo indipendente di valutazione della performancesenza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica“. Se tale è il disposto del decreto legislativo, come si può addurre un problema di costi? 

Vi è poi un riferimento, da parte dell’interlocutrice della Montereali, al tempo trascorso dalla presa di servizio presso il Comune da parte del Segretario Comunale: “l’anno scorso ci siamo trovati nella situazione che arrivava – era febbraio (il nuovo Segretario). Ovviamente, quest’anno, essendo presente e conoscendo i dipendenti, avrà modo di fare una migliore valutazione.  L’osservazione, in verità, a prima vista non parrebbe molto pertinente alla tematica discussa: quale rilevanza motivazionale s’intende attribuire al rilievo concernente il periodo di tempo trascorso dalla data in cui ha preso servizio il Segretario Comunale? Detto in altre parole, anche se il rilievo cronologico è ovviamente fondato, non ne appare chiara la rilevanza ai fini del discorso che si va facendo e che riguarda, secondo l’osservazione inizialmente formulata dalla Montereali, i criteri di composizione dell’Organismo di valutazione.

Da ultimo, l’interlocutrice della Montereali sembra voler dare per così dire la giusta dimensione alla valutazione di cui si tratta e, secondo il resoconto che si legge nella sopra richiamata sezione del sito Internet del “Movimento Capena Anno Zero”, afferma tra l’altro: “Peraltro, sapete come vengono svolte queste valutazioni? Magari anche in base a delle schede, a delle cose…“; afferma ancora l’interlocutrice che chi, come appunto il Segretario Comunale, sta quotidianamente a contatto con il personale “potrà giudicare con molta più serenità e obiettività che non tre componenti totalmente esterni“.

La normativa dell’ultimo decennio del secolo scorso ha inciso sulla figura del Segretario Comunale, il quale, come ora dispone l’art. 99, 1° comma, del T.U.E.L. (d. lgs. n. 267 del 2000), “dipende funzionalmente dal capo dell’amministrazione“, cioè dal Sindaco o dal Presidente della Provincia, che lo sceglie tra gli iscritti all’albo di cui all’art. 98 del medesimo d. lgs. (dispone  inoltre l’art. 99, 2° comma, del T.U.E.L. che “la nomina ha durata corrispondente a quella del mandato del sindaco o del presidente della provincia che lo ha nominato. Il segretario cessa automaticamente dall’incarico con la cessazione del mandato del sindaco e del presidente della provincia, continuando ad esercitare le funzioni sino alla nomina del nuovo segretario“).

Comunque, una puntuale disciplina della materia viene rimandata ad un successivo regolamento. Chi vivrà vedrà. I rilievi critici sopra accennati sulle non del tutto convincenti asserzioni motivazionali fatte nel corso dell’interlocuzione con la Montereali sembrano giustificare il voto negativo di quest’ultima sulla proposta di delibera de qua agitur.

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