CAPENA: LA RISPOSTA AD UN’INTERROGAZIONE CONCERNENTE PROCEDURE RELATIVE ALLA GESTIONE DEL PERSONALE DIPENDENTE DALL’ENTE LOCALE

E’ stata pubblicata nella sezione “Interrogazioni Istanze” del sito Internet del movimento “Il Maestrale” la risposta all’istanza di accesso/interrogazione presentata in data 11 gennaio 2011, prot. n. 343, dai Consiglieri Comunali Alessandro Ristich e Angela Montereali circa le modalità della procedura per la valutazione del personale a fini di progressione economica. La risposta, datata 22 febbraio 2011, prot. n. 3031, a firma del Responsabile del Servizio Personale e del Segretario Comunale, ripercorre, per fugare i dubbi espressi dai Consiglieri istanti/interroganti, le fasi della procedura, indicando la documentazione a supporto, consultabile direttamente da parte dei Consiglieri stessi.

In buona sostanza, la risposta dice che:

a) per effetto della manovra economica per il 2010, e in particolare di quanto disposto dall’art. 9, 1° comma, della legge n. 122/2010, il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti non può fino al 2013 superare quello ordinariamente spettante per l’anno 2010 (cristallizzazione stipendiale al 2010);

b) le valutazioni dei Responsabili di Servizio, dopo colloquio finale con il Sindaco ai sensi dell’art. 75 del Regolamento Uffici e Servizi, sono state approvate con deliberazione di Giunta Comunale n. 113 del 29 ottobre 2010, non impugnata, e comunicate ai singoli interessati;

c) la graduatoria provvisoria è stata affissa il 31 dicembre 2010 ed è rimasta pubblicata per 15 giorni, entro i quali gl’interessati potevano proporre opposizione;

d) le valutazioni non sono state oggetto di contestazione in sede di colloquio con il Nucleo (di valutazione) in data 20 gennaio 2011.

Nella risposta vi è poi una “annotazione” relativa al riferimento, contenuto nell’istanza/interrogazione, al reato di omessa denuncia. La questione ha rilevanza meramente teorica, perché nessun illecito emerge dalla ricostruzione che della procedura vien fatta nella risposta all’istanza/interrogazione, ma non è priva d’interesse. Si afferma nella risposta che “il presupposto perché sorga l’obbligo di denuncia è il verificarsi di un fatto dannoso per la Pubblica Amministrazione” e che il danno, perché venga in essere l’obbligo di denuncia, deve essere “concreto e attuale“, sicché non sorge l’obbligo di denuncia se, ad esempio, dall’Amministrazione sono operate “le necessarie correzioni idonee ad evitare il danno“.  

Non si ritiene di poter condividere quanto affermato (senza precisare riferimenti normativi) nella testé citata “annotazione” contenuta nella risposta di cui al titolo del presente post.  

Invero, il riferimento contenuto nell’istanza/interrogazione, come l’annotazione stessa precisa, è al “reato di omessa denuncia“, previsto e punito dall’art. 361 c.p. – articolo che al primo comma, salve modifiche delle quali chi scrive non ha notizia, così recita: “Il pubblico ufficiale, il quale omette o ritarda di denunciare all’Autorità giudiziaria, o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni, è punito con la multa da Euro 30 a Euro 516“.

Come può constatarsi dal tenore letterale della norma, nella fattispecie di reato de qua non vi è alcun riferimento al verificarsi di un fatto dannoso per la P.A.: la fattispecie è integrata semplicemente dall’omissione o dal ritardo nella denuncia di un reato all’A.G. o ad altra che a quella debba riferire da parte di pubblico ufficiale che ne abbia notizia a causa o nell’esercizio delle sue funzioni (il terzo comma dello stesso articolo precisa che deve trattarsi di reato non perseguibile a querela di parte).  

Altro discorso è, invece, quello relativo alla responsabilità amministrativa, per la quale l’art. 93 del T.U.E.L. (d. lgs. 267 del 2000) estende ai dipendenti degli enti locali le disposizioni vigenti in materia di responsabilità degli impiegati civili dello Stato, e quindi, tra l’altro, il fondante art. 82 del r.d. numero 2440 del 1923, il quale prevede la responsabilità dell’impiegato che, per azione od omissione, nell’esercizio delle sue funzioni cagioni danno allo Stato. In questo caso, dunque, per il sorgere della responsabilità (patrimoniale amministrativa) si richiede un danno; per l’obbligo penalmente sanzionato di denuncia previsto dall’art. 361 del codice penale, invece, non si richiede il verificarsi di un danno per la P.A., ma solo che il pubblico ufficiale, nell’esercizio o a causa delle sue funzioni, abbia appreso di un reato perseguibile d’ufficio.

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