IL “NUCLEO SPONTANEO” DI SELVOTTA: UN PO’ DI STORIA

Con atto notarile rogato il 21 dicembre 1972 la “Agricola Selvotta – Società a responsabilità limitata” acquistava da due persone appartenenti a famiglia originaria di Pietralta, frazione del comune di Valle Castellana in provincia di Teramo, un terreno esteso ha 17.83.00 e distinto in catasto di Capena al foglio 16, particelle 37 e 38/parte. Su (parte di) questo terreno agricolo sarebbe negli anni a venire sorto il “nucleo spontaneo” di Selvotta, poi oggetto, insieme con altri “nuclei spontanei”, di recupero urbanistico ai sensi della legge regionale n. 28 del 1980 con variante speciale adottata dal Comune di Capena con deliberazione di Consiglio Comunale n. 24 del 14 aprile 1993 e approvata con deliberazione della Giunta Regionale del Lazio n. 1956 del 2 giugno 1998, pubblicata sul B.U.R.L. n. 22 del 10 agosto 1998. La sequenza di fatti che portò alla nascita del “nucleo spontaneo” vide anche in questo caso, come in quelli di Colle del Fagiano, di Pastinacci e di Rosetoli, la rivendita dell’originariamente unitario comprensorio agricolo frazionato in numerosi appezzamenti, di dimensioni tali da escludere, ragionevolmente, un’attività agricola come scopo perseguito dall’acquirente del lotto.

Come si è già notato trattando delle origini del “nucleo spontaneo” di Rosetoli, il legislatore, riconoscendo nel frazionamento di un comprensorio agricolo in numerosi lotti di piccoli dimensioni e nella loro rivendita una fase necessariamente prodromica alla nascita di un comprensorio residenziale, non consentito in zona agricola, con l’articolo 18, 1° comma, della legge n. 47 del 1985 avrebbe poi configurato inequivocabilmente come reato anche la lottizzazione abusiva cosiddetta “negoziale”, che si attua anche “nelle ipotesi in cui – pur non essendo ancora avvenuta una trasformazione lottizzatoria di carattere materiale – se ne realizzano i presupposti attraverso la vendita non autorizzata di un terreno frazionato in lotti ovvero sulla base di quote che accrescano il numero dei soggetti titolari del diritto sul bene, tutte le volte che da elementi indiziari risulti  in modo non equivoco lo scopo edificatorio” (Fiale).

Naturalmente, le condotte di “lottizzazione non autorizzata negoziale” poste in essere prima dell’entrata in vigore della norma suddetta sono da ritenersi lecite, per il principio d’irretroattività della norma penale incriminatrice, stabilito dall’art. 25, 2° comma, della Costituzione della Repubblica, a tenore del quale nessuno può essere punito “se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso“, e dall’art. 2, 1° comma, del codice penale, a tenore del quale nessuno può essere punito “per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato“.

Va tuttavia precisato che, secondo una corrente giurisprudenziale, la lottizzazione non autorizzata “negoziale” era punita come reato già dall’art. 17, lettera b), della legge n. 10 del 1977 (c.d. “legge Bucalossi”) – norma la quale sanzionava penalmente l’inosservanza del disposto dell’art. 28 della legge n. 1150 del 1942, il quale non forniva “una accezione definita del lottizzare, ma configura(va) varie ipotesi aventi in comune l’elemento materiale di una durevole trasformazione urbanistica di una consistente porzione di territorio senza la contemporanea attuazione dei servizi e delle infrastrutture necessarie per la razionalità e l’organico inserimento ambientale del nuovo insediamento” (Fiale).

Che il legislatore sia intervenuto configurando alfine la lottizzazione abusiva come reato non può stupire, ove si pensi alla gravità delle conseguenze che ne derivano (nascita di comprensori residenziali in zone non servite da opere di urbanizzazione primaria, con problemi assai seri per quanto concerne, ad esempio, l’approvigionamento idrico e lo smaltimento dei liquami, e con questioni che sono risolte o cominciano ad essere risolte a distanza di decenni: a Capena è a tutt’oggi incompleta o insoddisfacente l’urbanizzazione in comprensori come Colle del Fagiano o Pastinacci).

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